domenica 25 dicembre 2011

lettere insulari a Francesca Saieva - Natale, veri e falsi simboli

Lettere 'insulari', rubrica a cura di Francesca Saieva
Se volete condividere pensieri, idee e perplessità, scrivete a francescasaieva@gmail.com

Cara Francesca Saieva,
le scrivo a proposito dell'arrivo del Natale: si vende un po’ di più e tutti continuano comunque a pensar al portafoglio, altro che solidarietà per i più deboli! Non esiste allora più la festività come momento del sacro e di vicinanza agli altri? Ciao a tutti, Adriana Burgio (Trapani)

Cara Adriana,
sin dalla notte dei tempi non c'è mai stata una demarcazione netta tra sacro e profano (mi viene in mente l'episodio di Gesù al Tempio). La storia, d'altronde, lo insegna, basta pensare a fenomeni-evento come la vendita delle indulgenze, la simonia, le crociate, il nepotismo dei papi ecc...
Sembra proprio che la naturale attitudine dell'uomo sia quella di mercificare qualsiasi cosa, tanto che fare del Natale un business credo non sia, infatti, soltanto una prerogativa dei nostri giorni.


Il sentimento religioso, o meglio dire, il senso del sacro è da sempre offuscato, se non del tutto sopraffatto da un utile privato, divenuto ormai nostro senso comune. Voglio dire quanto, da sempre, sia condizione universale l'esigere una costante priorità del nostro privato sulla vita relazionale e comunitaria.
Giornalmente, siamo tartassati da atti criminali che macchiano la nostra veste candida, che prontamente indossiamo lungo cortei e marce di solidarietà (forse necessarie, ma mi chiedo risolutive?).
Sì Adriana, ti ringrazio per avere sollecitato questa mia riflessione e condivido la tua perplessità, anche se in tempi di 'magra', come questi, mi chiedo se le tasche degli italiani siano state in grado di rispondere al richiamo consumistico. Insomma, più cellulari, I Pad, abiti ‘griffatissimi’ o gingilli di poco conto sotto stanchi alberi un po' appesantiti da addobbi démodé?
Cosa dire se non: a ciascuno il suo Natale!
Ma mentre ti scrivo sto pensando a una lettura fatta un po' di tempo fa sul viaggio dei Magi, sulla loro impresa collettiva. Tre uomini sulle tracce della Cometa, verso l'ignoto, segno da decifrare che consente la gioia dell'incontro (tra dinamiche di estraneazione e separazione) con l'altro.
Sì, credo che la lezione dei Magi possa essere una delle tante chiavi di lettura del Santo Natale. L'evento-segno fattosi uomo nei panni di un bambino povero e indifeso. E la cometa, oggetto reale guida gli osservatori che "partono sempre da punti diversi dello spazio-tempo", come diverse sono le loro interpretazioni e posizioni perché altra è la loro storia e la loro cultura.
Che sia anche questo, allora, il senso del Natale e di ciò che chiamiamo amore fraterno.
Buon Natale, Adriana! E buon Natale a tutti, perché se da duemilaundici anni la vigilia preannuncia la promessa di un mondo migliore (la speranza di un cambiamento globale di direzione) forse vale la pena continuare a crederci e 'impegnarsi' un po' di più. Auguri!
Francesca Saieva

3 commenti:

  1. si, il natale è fatto di speranza

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  2. ... un bel richiamo all'amore fraterno, quoto enzo.
    auguri, ennio

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