mercoledì 13 dicembre 2017

Eredità di un poeta



di Enzo Barone

Troppo poco è durata questa nostra gioventù,
ecco ora è svanita, come brina al primo sole;
Troppo corta: un rabbioso tiro di corda alla trottola sghemba
e già il suo volteggio si fa orbita imperfetta.
Andrò da solo adesso,
nella notte,
vastità di scuro senza fondo
senza i piccoli tuoi doni
né stringhe alle mie scarpe.

lunedì 11 dicembre 2017

I piccoli doni



di Sandra Collura

lievi, sommessi i tuoi piccoli doni
dedicati ad ognuno
piccole intenzioni di amorevole gentilezza
per dire che per ognuno di noi c'è un posto
là dove noi stessi non l'avevamo mai visto
Sapevi donare a ciascuno se stesso
E' la virtù di un padre?
Forse la virtù di un'anima
che sa vedere oltre le ombre
la luce

Per Guido

di Daniela Palumbo

Ma tu non vuoi
Parole.
Abbracci di carta
Sorrisi
Suoni lontani...
Non serve
Cercare
Di consolarti
Con vaghi pensieri
Sommessi
Non serve cercarti
Ché sei già lontano
Dove il nulla è tutto
E il tutto si perde.
Tu non vuoi
Parole

mercoledì 6 dicembre 2017

Ciao, poeta mite



Ieri pomeriggio è inaspettatamente scomparso Guido Monte, uomo mite e vero poeta, cofondatore di questo blog ed amico amatissimo.
Noi tutti che in vario modo e da tanti luoghi animiamo PAlingenesi siamo ancora troppo confusi e storditi da questo tremendo colpo di maglio per potere adesso ricordare Guido come meriterebbe.
Se non postando magari qui sotto la sua ultima poesia.
Intanto però vorremmo dire a quanti finora inviavano testi o foto o ce ne vorranno inviare in futuro indirizzandoli alla mail di Guido per la loro pubblicazione che potranno continuare a farlo inviandoli all'indirizzo ufficiale di fianco in basso e cioè pablovargas@libero.it

and paul:
"factus sum infirmis infirmus
omnibus omnia factus sum
i became infirm for the infirm beings
and i became everybody
for all the beings"
because in everyone
en todos hay
the same breath de vida

Guido Monte

sabato 25 novembre 2017

Moralia 7 Rendita di posizione


di Enzo Barone

La settimana scorsa ho compiutamente compreso anzi ho sperimentato concretamente cosa significhino le espressioni Rendita di posizione, Essere arrivati o anche Aver tirato i remi in barca. E questo non è accaduto grazie al termine di un lungo processo di maturazione umana, di un percorso speculativo o per via di chissà quale esperienza esistenziale, ma grazie ad una partita di calcio, dalle conseguenze sportivamente disastrose, per qualcuno addirittura drammatiche.

martedì 14 novembre 2017

una voce sottile di silenzio

by guido monte
photo by graciela muller pozzebon
commento di  francesca saieva


"hakkol hàveltutto è vanità

"lakkol zeman" c'è un tempo per ogni cosa

'olam eternità


 Dov'è dunque la fine? Catene di silenzio su campi rinnovati. In questa nuova stagione, semine e raccolti... Nessuna-Pace (A. Neher). Stordito, trascini il tuo corpo, confondendo Fuoco e Albero. Tu! Un aspirante alla mano della verità? (F. Nietzsche). Il cielo si è fatto di rame (P. Verlaine) e la mano immobile accarezza un pensiero... la visione di una profonda Mezzanotte (F. Nietzsche). Così, nel silenzio-orizzonte, Vedi l'Essere-Visto e Senti l'Essere-Sentito (Neher). Un sentiero... c'è forse per me qualcosa di meraviglioso? hamimmeni yappale' kol dabar (Geremia). Ma già il sole illumina il giorno e l'ombra oscura la notte. Nessun autunno, ogni autunno…  Nessuna primavera, ogni primavera.(Neher)

domenica 5 novembre 2017

from the book of revelation

di guido monte
foto di anna li vigni


ciò che deve accadere,
di un tempo ormai vicino
per continuare la corsa
e
scritture
per luoghi lontani.
dalla bocca
non più l’amore di prima.
nella città
la manna nascosta e una pietruzza bianca
sulla quale sta scritto un nome nuovo,
che nessuno conosce.

in un letto di dolore.
frantumato.

una porta aperta, 
voci, ombre

il mondo sigillato o mundo selado
l’innocente immolato.

usquequo domine? fino a quando?
ecco i martiri, a ognuno di loro
una veste candida
per aspettare ancora un poco,
attendere di completare il numero.
la luna è di sangue,
un piede sul mare
e uno sulla terra,
ho mangiato anch'io il libro aperto
dalla mano dell’angelo,
"libro dolce alla bocca
amaro nei visceri".

sabato 4 novembre 2017

Zettels Traum, un "trauma letterario" rivisto da Silvia Dello Russo

di Guido Monte

Silvia Dello Russo è nata a Parma, dove si è laureata e dove vive. Da sempre impegnata linguista e traduttrice, dal  2015 collabora con il Gruppo Editoriale l’Espresso e scrive articoli di arte e cultura.
È appena uscita una sua opera in cui ci parla di Arno Schmidt, uno scrittore tedesco che negli anni ‘60 ha scritto diversi romanzi, ma anche autore di un vero e proprio trauma letterario quale Zettels Traum, ossia  un lungo racconto di una
disquisizione traduttoria sulle opere di Edgar Allan Poe.

sabato 28 ottobre 2017

Due liriche di Fabio Strinati



 POSTI, ALTRI POSTI


Luoghi che vanno... che negli occhi si attorcigliano,
che rivestono strade, di petali, di campi
come sugli amari selciati accartocciati.
Persone sonore nell’estasi sotto raggi solari;
ma poi, dove cade se non al petto quel raggio di luce
che per distacco, mai s’è risparmiato?
Posti che vivono altri posti, che sudano parole
palpitanti lacrime a chi per supplica, resuscita
in quel nido chiamato libero volo sconosciuto;
ma poi, dove cadrà l’alba se non nel cuore di una donna
da una luce d’occhio, appena accarezzata?

martedì 10 ottobre 2017

L’ISIS 2.0 Tra nuove strategie e propaganda social


dI Valentina Sechi

Il recente attacco rivendicato dall’Isis a Marsiglia, in cui sono morte due donne, può costituire un buon punto di partenza per una riflessione sulla trasformazione delle strategie adottate dall’organizzazione.

venerdì 29 settembre 2017

Preghiamo insieme?


di Graciela Muller Pozzebon

La luce c’è.

Abbiamo bisogno di paura.

Il buio c’è.

Abbiamo bisogno l’uno dell’altro. 


Preghiamo insieme? 

mercoledì 23 agosto 2017

Fiore di cardo

di Graciela Muller Pozzebon

Le olive, raggrinzite, cadono. La vite non ce l’ha fatta.
È tutto secco intorno a questi miei occhi stanchi di estate:
anche questo fiore di cardo.
Poiché non sa di essere comunque bello,
glielo dico io, ripetute volte, con un sorriso.
L’ho raccolto e messo in un vaso vicino alla porta d’ingresso:
ora, con la sua corona piena di passione,
è diventato il custode di ciò che entra e di ciò che esce da casa,
questo mondo fuori dal mondo dove vivo,
dove imparo ogni giorno in silenzio
a non temere il deserto,
a non temere la morte.  

sabato 19 agosto 2017

atharva veda

by guido monte
(photo by graciela muller pozzebon,commento by francesca saieva)

una volta era tempodisogni, atharva veda
(lo dico dum medium silentium tenent omnia
mentre oggi allo specchio contemplo solo
unha boca sen respiro, ollos sen visións,

domenica 30 luglio 2017

àdhara, part II

di guido monte
(foto di graciela muller pozzebon; commento di francesca saieva)

[Dante Alighieri Comoedia | Vergilius Aeneis | Albrecht Goes Portail de la cathédrale de Strasbourg | John Milton Paradise Lost | Jaufre Rudel de Blaja  Amors de terra lonhdana | Upanishad |  Όμηρος  Oδύσσεια | Baghavad gita | William Shakespeare Hamlet | ευαγγέλιον Peter Handke | Фёдор Достое́вский Сон смешного человека | Horatius Carmina]

giungiamo ai campi del pianto. ecco fedra e pasifae,
infine elissa, la donna che ho amato e abbandonato
perché non avevo la forza di cambiare il mio destino.
piango (sono l’amoreux?), mi avvicino e le dico parole:
non volevo lasciarti, obblighi mi trascinano controvoglia
per le ombre, per regni abbandonati, per la notte profonda…
non andare via, forse non potremo mai più rivederci…
(ma la sua ferita è in cancrena, tiene gli occhi fissi lontano)

vedo allora un corpo inutilmente mutilato,
senza mani, senza orecchie, senza naso, le pendu.

la notte corre… lasciamo a sinistra il tartaro d’acciaio,
le diable prigioniero di una donna sporca di sangue,
mentre stridono catene sotto la roue de fortun.

a steel building, la maison dieu
all the authorities burning inside (what a silly demagogy),  
prime ministers kings generals & their disfigured faces,
cropped ears cropped noses. And (once hailing) crowds crawl
before the river, just shades hunting for themselves…
the weeping camp smells of hospital wards,
syrinxes phleboclysis crutches & amputation saws.

la Mort, the rest is silence.

the woman-kamikaze: no arms; her mother, no legs,
                                           killed in a refugee camp.

Elì Elì, lemà sabactani?


finalmente giungiamo in campi vestiti di luce,
che conoscono sole e stelle proprie.
e mio padre, la justice,
quello per cui avevo passato i grandi fiumi dell’erebo.
lo trovo occupato a controllare altre anime, le jugement:
prima che rifacciano di nuovo il grande passo
verso la vita, ins leben.

vorrei abbracciarlo, ma non posso,
son smeshnovo sheloveka
sogno ridicolo di uomo (pulvis et umbra sumus).

e mi parla di chi beve lunghe dimenticanze
sul fiume incurante dei campi elisi (asperges me, hysopo), 
dello spirito interiore che nutre cieli e terre del mondo,
del passato che ognuno di noi patisce,
della fragile joi qu’esper, denan.

gigli versati a piene mani mi mostra nel tempo a venire,
fiori purpurei della catena delle generazioni,
fino alle due porte del sogno.

una è di corno, dei sogni veri, l’altra d’avorio, di quelli falsi:
il padre mi dice di passare con sybilla per quella d’avorio,
e mi fa uscire, insieme ai miei mani viaggianti,
a riveder le stelle, a riveder le stelle

Om Shantih, comme en apparence de rêve 
nous traversons la porte d'ivoire.

at the dream doors: der Horizont, le monde
few guests de terra lonhdana.

on the stream only green leaves, mizu no oto!
pebbles & nests on the water-lilies…
a twinkling morning star, l’ètoile, la alma,
                                                talitha kumi
in alto ancora le stelle che ci guardano

commento di francesca saieva:
Ins Leben… Il passato è qui con il tuo viso, mentre rovine  rivestono piedi (Benjamin). Il presente è qui in bilico, da quando un imprevisto è la sola speranza (Montale). E vorresti dire la parola buona chiesta, ma l'aridità degli occhi va al cuore, così per il sentiero, tu stentatamente in tutto (Quinzio).  Il Tempo batte nuovamente. Domandi, chiedi perdono. Ciò che è stato, ciò che non è… non importa, ora che gli orrori inondano lacrime e, come schegge affilate,  assaporano  radici, ‘midollo’ di bosco. Così, scivoli lungo la Notte e il suo Silenzio... per una nuova Aurora, nonostante l'abisso di quaggiù (Starobinski). E braccia spalancano nuove porte del sogno: ins Leben… ricorda, questo silenzio non è morte… tra onde del Fiume, ciò che nasce da morte, ciò che è vero nella menzogna (Schuré). Per te, sulla soglia della separazione e dell’incontro (Neher), non vedo ‘fiori bianchi’, ma raccogli, oggi, un filamento… la porta della sua anima (Zambrano) ... in fondo ins Leben.