martedì 10 ottobre 2017

L’ISIS 2.0 Tra nuove strategie e propaganda social


dI Valentina Sechi

Il recente attacco rivendicato dall’Isis a Marsiglia, in cui sono morte due donne, può costituire un buon punto di partenza per una riflessione sulla trasformazione delle strategie adottate dall’organizzazione.

venerdì 29 settembre 2017

Preghiamo insieme?


di Graciela Muller Pozzebon

La luce c’è.

Abbiamo bisogno di paura.

Il buio c’è.

Abbiamo bisogno l’uno dell’altro. 


Preghiamo insieme? 

mercoledì 23 agosto 2017

Fiore di cardo

di Graciela Muller Pozzebon

Le olive, raggrinzite, cadono. La vite non ce l’ha fatta.
È tutto secco intorno a questi miei occhi stanchi di estate:
anche questo fiore di cardo.
Poiché non sa di essere comunque bello,
glielo dico io, ripetute volte, con un sorriso.
L’ho raccolto e messo in un vaso vicino alla porta d’ingresso:
ora, con la sua corona piena di passione,
è diventato il custode di ciò che entra e di ciò che esce da casa,
questo mondo fuori dal mondo dove vivo,
dove imparo ogni giorno in silenzio
a non temere il deserto,
a non temere la morte.  

sabato 19 agosto 2017

atharva veda

by guido monte
(photo by graciela muller pozzebon,commento by francesca saieva)

una volta era tempodisogni, atharva veda
(lo dico dum medium silentium tenent omnia
mentre oggi allo specchio contemplo solo
unha boca sen respiro, ollos sen visións,

domenica 30 luglio 2017

àdhara, part II

di guido monte
(foto di graciela muller pozzebon; commento di francesca saieva)

[Dante Alighieri Comoedia | Vergilius Aeneis | Albrecht Goes Portail de la cathédrale de Strasbourg | John Milton Paradise Lost | Jaufre Rudel de Blaja  Amors de terra lonhdana | Upanishad |  Όμηρος  Oδύσσεια | Baghavad gita | William Shakespeare Hamlet | ευαγγέλιον Peter Handke | Фёдор Достое́вский Сон смешного человека | Horatius Carmina]

giungiamo ai campi del pianto. ecco fedra e pasifae,
infine elissa, la donna che ho amato e abbandonato
perché non avevo la forza di cambiare il mio destino.
piango (sono l’amoreux?), mi avvicino e le dico parole:
non volevo lasciarti, obblighi mi trascinano controvoglia
per le ombre, per regni abbandonati, per la notte profonda…
non andare via, forse non potremo mai più rivederci…
(ma la sua ferita è in cancrena, tiene gli occhi fissi lontano)

vedo allora un corpo inutilmente mutilato,
senza mani, senza orecchie, senza naso, le pendu.

la notte corre… lasciamo a sinistra il tartaro d’acciaio,
le diable prigioniero di una donna sporca di sangue,
mentre stridono catene sotto la roue de fortun.

a steel building, la maison dieu
all the authorities burning inside (what a silly demagogy),  
prime ministers kings generals & their disfigured faces,
cropped ears cropped noses. And (once hailing) crowds crawl
before the river, just shades hunting for themselves…
the weeping camp smells of hospital wards,
syrinxes phleboclysis crutches & amputation saws.

la Mort, the rest is silence.

the woman-kamikaze: no arms; her mother, no legs,
                                           killed in a refugee camp.

Elì Elì, lemà sabactani?


finalmente giungiamo in campi vestiti di luce,
che conoscono sole e stelle proprie.
e mio padre, la justice,
quello per cui avevo passato i grandi fiumi dell’erebo.
lo trovo occupato a controllare altre anime, le jugement:
prima che rifacciano di nuovo il grande passo
verso la vita, ins leben.

vorrei abbracciarlo, ma non posso,
son smeshnovo sheloveka
sogno ridicolo di uomo (pulvis et umbra sumus).

e mi parla di chi beve lunghe dimenticanze
sul fiume incurante dei campi elisi (asperges me, hysopo), 
dello spirito interiore che nutre cieli e terre del mondo,
del passato che ognuno di noi patisce,
della fragile joi qu’esper, denan.

gigli versati a piene mani mi mostra nel tempo a venire,
fiori purpurei della catena delle generazioni,
fino alle due porte del sogno.

una è di corno, dei sogni veri, l’altra d’avorio, di quelli falsi:
il padre mi dice di passare con sybilla per quella d’avorio,
e mi fa uscire, insieme ai miei mani viaggianti,
a riveder le stelle, a riveder le stelle

Om Shantih, comme en apparence de rêve 
nous traversons la porte d'ivoire.

at the dream doors: der Horizont, le monde
few guests de terra lonhdana.

on the stream only green leaves, mizu no oto!
pebbles & nests on the water-lilies…
a twinkling morning star, l’ètoile, la alma,
                                                talitha kumi
in alto ancora le stelle che ci guardano

commento di francesca saieva:
Ins Leben… Il passato è qui con il tuo viso, mentre rovine  rivestono piedi (Benjamin). Il presente è qui in bilico, da quando un imprevisto è la sola speranza (Montale). E vorresti dire la parola buona chiesta, ma l'aridità degli occhi va al cuore, così per il sentiero, tu stentatamente in tutto (Quinzio).  Il Tempo batte nuovamente. Domandi, chiedi perdono. Ciò che è stato, ciò che non è… non importa, ora che gli orrori inondano lacrime e, come schegge affilate,  assaporano  radici, ‘midollo’ di bosco. Così, scivoli lungo la Notte e il suo Silenzio... per una nuova Aurora, nonostante l'abisso di quaggiù (Starobinski). E braccia spalancano nuove porte del sogno: ins Leben… ricorda, questo silenzio non è morte… tra onde del Fiume, ciò che nasce da morte, ciò che è vero nella menzogna (Schuré). Per te, sulla soglia della separazione e dell’incontro (Neher), non vedo ‘fiori bianchi’, ma raccogli, oggi, un filamento… la porta della sua anima (Zambrano) ... in fondo ins Leben.

domenica 23 luglio 2017

haikai di issa

Haikai di Kobayashi Issa (1762-1826)
(foto by Graciela Muller Pozzebon)


Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.


*

Senza di te,
in verità, i boschi
son troppo ampi!

*

Non scordare:
noi camminiamo sopra l’inferno,
guardando i fiori


*

È di rugiada
è un mondo di rugiada
eppure eppure...

lunedì 17 luglio 2017

O que eu vejo, hoje?

di Graciela Muller Pozzebon


O que eu vejo, hoje?

Eu vejo eu mesma,
ainda, no espelho.

Eu vejo o meu nome,
escrito pela mão da mãe.

Eu vejo o que ela via,
e quase ninguém entedia.

Doença mental, ousadia?
Loucura total, ou só folia?...

Eu vejo o que eu vejo,
e quero que todo mundo veja,
quero que todo mundo tome cerveja:
porque é preciso rimar!

O ursinho de óculos ainda fala comigo todo dia
e se chama Primo, mas não é parente.

Eis o meu primeiro livro,
o meu primeiro, eterno amor.

______________________________________

Che cosa io vedo, oggi?

Io vedo me stessa,
ancora, allo specchio.

Io vedo il mio nome,
scritto dalla mano di mamma.

Io vedo ciò che lei vedeva,
e quasi nessuno capiva.
....
Malattia mentale, arditezza?
Pazzia totale, sventatezza?....

Io vedo ciò che io vedo,
e voglio che tutto il mondo veda,
e voglio che tutto il mondo creda:
perché è necessario tradurre!

L’orsacchiotto con gli occhiali ancora parla con me ogni giorno
e si chiama Primo, ma non è un cugino.

Ecco il mio primo libro,
il mio primo, eterno amore.


domenica 9 luglio 2017

àdhara, part I

di guido monte
(foto di graciela muller pozzebon, commento di francesca saieva)

Àdhara (part I)

[Dante Alighieri Comoedia | Vergilius Aeneis | Albrecht Goes Portail de la cathédrale de Strasbourg | John Milton Paradise Lost | Jaufre Rudel de Blaja  Amors de terra lonhdana | Upanishad |  Όμηρος  Oδύσσεια | Baghavad gita | William Shakespeare Hamlet | ευαγγέλιον Peter Handke | Фёдор Достое́вский Сон смешного человека | Horatius Carmina]


in principio dal libro sesto virgilii patris:
mi ritrovai per una selva oscura,
per una selva oscura, tra lacrime, lacrimae rerum,
ma ora la marcia del viaggio rallenta,
si ferma sulle coste di una terra qualunque.

mercoledì 5 luglio 2017

Filippo Basile, la memoria di un “eroe“ normale a 18 anni dall’omicidio


di Rosario Ales


 Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi
Bertold Brecht

Il 5 luglio del 1999 Filippo Basile, appena uscito dall’ufficio, si dirige verso la sua auto, parcheggiata nei pressi dell’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione siciliana, mette le mani al volante, la ruota è tagliata, viene freddato da tre colpi di pistola e poi il silenzio dell’horror vacui della morte, nel rispetto di una consolidata consuetudine sicula: nessuno ha visto e sentito niente.
La giustizia dei Tribunali accerterà e condannerà il funzionario regionale Sprio Nino Velio nella qualità di mandante dell’omicidio con il movente della vendetta nei confronti di Filippo Basile per avere istruito il procedimento di licenziamento che lo riguardava  e l’esecutore materiale Giliberti Ignazio, assoldato dallo stesso Sprio e poi, passato dopo l’arresto nei ranghi di collaboratore di giustizia.
Come da un romanzo di Camilleri dalle dichiarazioni rese da Giliberti, quando a Sprio fu comunicato l’esito dell’operazione delittuosa, commentò in dialetto siciliano:“E pure stu curnutazzo si levò d’in mezzo i piedi, minchia quanto mi fici cummattere”.

lunedì 3 luglio 2017

L'attraversamento





di Francesca Saieva

Senza oggetto, un’attesa in questa nuova circostanza. Sullo sbarramento Libri Che Non Hai Letto e ‘volti nascosti’ come traccia visiva, al tuo fermarsi, si accigliano dagli scaffali. Pochi attimi e tutto perde il suo peso… non  conosci già “la bellezza dell’asino di cui anche i libri si adornano”? Così, nel fluire del tempo, speri che ciò che hai riconosciuto come novità continui a esserlo per sempre (Calvino). Come è strano il Sempre… in questo Tempo in frantumi, in questa nebbia di parole, in questa bianca notte, tu e i tuoi sfocati silenzi, come balbettio di pallidi fantasmi al davanzale (Pasternàk). Da un posacenere stanco, spirali di fumo e mozziconi di tempo, da collezionare lungo la traiettoria (Calvino), al chiedersi “Who knows but life be that which men call death, and death what men call life?” (Euripide). Così, tra il guardare e l’accadere, tutto sembra avere sapore di niente… Temi la scelta e la sua origine. Il Chi e il Come ne confondono l’importanza e il peso, la gravità e la leggerezza in questo mondo scritto e non scritto, dove “il vero silenzio è pieno di significato” (Calvino), come catena montuosa che resta al suo posto mentre si estende e s’innalza (Heidegger). Palomar-Homo legens, chi sei veramente? C’è ancora qualcosa per te? Eppure, quando la terra avrà le tue lacrime per una profondità di mezzo braccio (Dostoevskij), soltanto allora, altri saranno gli universi, fianco a fianco come farfalle trafitte da uno spillo (Calvino).

domenica 4 giugno 2017

Il gioco beffardo dell'Incoerenza

by Francesca Saieva
Sulla soglia di questa porta di pietra, tu hai scelto il silenzio... le sue parole bussano, visitando la goccia d'acqua… Su per la distesa di mare, stanze deserte raccolgono l'eco di alcun passo (W. Szymborska). Così, strofino mani e piedi e ancora mani su questo muro di pietra... Il Muro sta lì a fissarmi nella sua freddezza, mentre io continuo a camminare e toccare con lo sguardo cose-pensieri, nel timore che il Tempo sbiadisca gli occhi (K. Kieślowski) e divori la trasparenza. Un lago di calma e quiete come tempo intimo da chiedere... e un tempo ‘senza tempo’ in questo andare e venire (M. Zambrano) inquieto da cercare... Ma tutte le piogge si ripetono sul mare, sulla mia mano, il mio viso, i miei occhi, mentre grosse gocce si schiacciano sul vetro (N. Hikmet). Così, il vento di quest’Oggi, porta con sé solo parole mute, nel gioco beffardo dell'Incoerenza. Ascolta... il silenzio è una parola che non è parola (G. Bataille) non chiedere più dell'inganno, sai bene che ciò che si scrive non può essere letto (S. Quinzio). Ma guardarmi dentro gli occhi... gli occhi ch'eran  e che sono bambini" (R. Vecchioni)


sabato 20 maggio 2017

Chi è quell'uomo?

by Francesca Saieva

Chi è quell'uomo? – dicono – il Pazzo (Hugo), ma non sanno. Io... io sì, lo conosco bene. Ho già visto questi occhi, tra incrinatura e sorriso. Appeso allo specchio, un riflesso... come grido dal dolore alla lacrima, come sibilo dalla terra alla testa (Szymborska). Vento su pietra, su di un muro annerito dal piatto orizzonte (Eliot), nello scorrere uguale dell'ora... Eppure, quel suono ha fatto 'naufragio' e il mio Io contro l'Altro... faccia a faccia (Lévinas), da giorni e giorni non abita più questa casa... Chi è quell'uomo? – dicono – il Saggio. E il dire-così-anche-il-pensare, "ricreano ogni 'fu' fin che dica la volontà" (Nietzsche). Ora vaghi, fotografando l'anima e le sue foglie... sai bene, però, che tra piramidi di cielo il muro non può finire (Kieslowski). Chi è quell’uomo? – dicono – l’Anima.

venerdì 19 maggio 2017

Amandoti

by Silvia Dello Russo

Resta fermo
Mentre dormi ora così
Abbandonato al sogno
Resta fermo così
Sospeso in quel sorriso che scivola  sul tuo viso

Con la mia matita
Disegno il tuo ritratto nuovo
Come uno scultore come un pittore come un chirurgo come un maestro
Come un poeta
io ti creo

Disegno sulla tua anima

Incido sul tuo cuore  e scavo tra i tuoi polmoni
Come un bisturi dal ventre
Taglio via ogni tua inquietudine e paura

Fermo non ti muovere
Lasciami dipingere di blu cobalto i pensieri
mentre instillo gocce di sapienza negli occhi
... e scrivo lungo le tue forti vene
Le parole magiche delle formule antiche

Resta ancora fermo
io ti creo
In questo istante senza tempo
Che annienta ogni distanza
E soffio nel tuo respiro che si plasma
Come un vetro caldo che cola tra le tue mani

... ti sveglierai e
Non sarà più risveglio
Ora lo sai e ridi dormendo
Che amandoti ti ho creato.


mercoledì 17 maggio 2017

Preghiera

di Sandra Collura

Non invoco dio né i sapienti della terra
ma parlo di te, creatura mortale,
mentre, per un miracolo,
i tuoi pensieri e le tue emozioni
s’affacciano dentro di me
come piccole rose bianche sbocciate
nonostante l’afa abbia disseccato la pianta

Oggi eri con me seduta sulle piatte rocce
scaldate dal sole, sulla collina ventosa
dove solo un anno fa percepimmo i nostri corpi
nella luce trasparente dell’ estate

Non invoco dio né spiriti eletti
ma lascio che riccioli  d’incenso profumato
mi tocchino come piccole dita
per ricordarmi di te

Sono viva, di una vita orfana
come se una madre avesse sciolto
la sua mano da quella della sua bambina
e l’abbia lasciata andare

Ogni vita è un segreto
segreta la tua vita prima di me
segreta la mia dopo di te
non saprai verso dove volgerà .

Cosa sperare, cosa immaginare, dopo?
Eppure granelli di zucchero sul tavolo
riflettono la luce dell’alba come diamanti
eppure le montagne, spogliate dall’incoscienza
sono rivestite dal sapiente viola del crepuscolo
ma la casa, trapassata da mille voci straniere,
non riesce a trovare la sua voce.

Respiro e respiro
istantanee rondini sfarfallano sul mio capo
così prossime alla mia malinconia
mi commuovo,
vedo perfino il loro piccolo corpo vibrare
quand’esse sono sempre così lontane negli azzurri dei cieli

Tutto è così presente
tutto è così oscuro
non riesco a pensare nessuna lontananza
nessun luogo al di là di ciò che calpesto
nessun bisogno metafisico che mi trasporti
dall’infinita serie delle cause alla causa prima
non ci sono scenari paralleli
oltre il melo dal ramo spaccato
corroso dai vermi che tuttavia
sostiene una cascata di fronde verdeggianti
dove, ancora una volta, amorevolmente
stanno maturando frutti,
nel silenzio.


(23 agosto 2015)