lunedì 8 febbraio 2021

Tutti insieme appassionatamente

 

di Valentina Sechi

Non bastava l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica con rischi per la tenuta sociale del Paese, ad uno scenario già fosco si è aggiunta anche una crisi istituzionale di cui non si sentiva certamente il bisogno sebbene il suo fautore, il leader di Italia Viva Matteo Renzi faccia passare tale scelta per una precisa scelta volta ad aprire un tavolo di riflessione sui temi caldi che il governo si trova ad affrontare. Esigenza che aveva manifestato a partire da novembre con critiche sempre più accese nei confronti di quella stessa maggioranza a cui aveva accettato di partecipare e di cui aveva necessità per restare al potere, tale crisi, tuttavia, si trascina da anni come testimonia la mancanza di statisti e di una visione lungimirante che vada oltre lo spazio di una legislatura quando, appunto, non si verifichino crisi di governo che riducano ulteriormente il limite temporale per un’azione politica incisiva e duratura.

Ricostruiamo i retroscena di questa situazione, nemmeno così infrequente se si pensa che la Repubblica Italiana ha visto oltre 60 crisi di governo, indagando nell’animo di attori e comparse che animano lo “spettacolo” della politica per arrivare al colpo di scena degli ultimi giorni. Dopo l’ipotesi a lungo ventilata di un Conte Ter, a seguito di consultazioni e di un mandato esplorativo dato dal Presidente della Repubblica Mattarella al Presidente della Camera Fico, il Capo dello Stato ha incaricato l’ex Presidente della BCE Mario Draghi di formare un nuovo governo, non è la prima volta che si fa il nome di Draghi come premier, lo spettro dell’economista aleggiava già da diversi giorni su palazzo Chigi. Ma procediamo con ordine. La crisi di governo è ufficialmente aperta con le dimissioni delle ministre renziane Bellanova (alle politiche agricole, alimentari e forestali) e Bonetti (alle pari opportunità e famiglia) e del sottosegretario Scalfarotto il 13 gennaio 2021 nel corso di una conferenza stampa. E’ bene sottolineare questo aspetto che evidenzia come la politica non sia più tanto un fatto istituzionale quanto mediatico in cui si è perso il rispetto per la forma e il significato in cui la Politica alta, dei grandi ideali, cede il passo alla politica dei giochi di palazzo e dei social. Il sociologo tedesco Max Weber nella conferenza la politica come vocazione (Beruf) sottolinea come le doti principali del politico siano la passione, la lungimiranza e il senso di responsabilità e come uno dei pericoli principali sia la vanità cioè “il bisogno di porre in primo piano con la massima evidenza la propria persona”. Ora cosa significano le dimissioni in conferenza stampa e non nel luogo istituzionalmente deputato allo svolgimento dell’azione politica se non un supremo atto di vanità? La contestazione riguarda tre aspetti principali: MES, Recovery Plan e critica al Premier.

Il MES Meccanismo europeo di stabilità è uno strumento che permette l’accesso a prestiti da parte dell’Europa a determinate condizioni che diventano più leggere se i soldi vengono impiegati per rafforzare il sistema sanitario. All’Italia spetterebbero 39 milioni che non vengono spesi per questioni politiche, il M5S è fortemente contrario mentre altri partiti spingono per l’accesso a tali fondi.

Il Recovery Plan nome comunemente usato per il Next Generation EU è un piano per la ripresa dell’Europa finanziato con l’emissione di titoli sul mercato da parte della Commissione Europea costituito da 81,4 mld a fondo perduto e 172,2 mld a prestito senza condizionalità arrivando ad una cifra spendibile pari a 209 miliardi. E’ ancora in via di definizione come dovranno essere spesi tali importi.

La critica al premier è legata al suo presenzialismo fatto di dirette facebook, conferenze stampa e trasmissioni televisive volte a rassicurare sulla temporaneità delle misure restrittive, all’eccesso di DPCM e decreti legge senza reali emergenze, allo scarso coinvolgimento del Parlamento nonché alla presunta incapacità di riuscire a gestire i fondi europei.

Le reazioni non si sono fatte attendere: il centrodestra ha chiesto elezioni anticipate che vincerebbe con il sistema elettorale Rosatellum o un esecutivo sotto la loro guida manifestando un’unità incrinata da possibile assenso ad un governo di larghe intese da parte di Forza Italia e Lega mentre Fratelli d’Italia , che più dei compagni di delegazione avrebbe interesse ad elezioni anticipate godendo di maggior consenso, si è detto contrario. Il centrosinistra (PD, LeU, M5S) insieme ad europeisti e autonomie voleva ricostruire una maggioranza intorno ad un Conte ter mentre IV era possibilista ma chiedeva di parlare prima di temi e poi di nomi. Proprio quest’ultima si era detta favorevole anche ad un governo istituzionale di larghe intese nell’impossibilità di riuscire a formare un governo politico. Il gioco di veti incrociati tra partiti ha fatto però tramontare questa possibilità, le due anime che sostenevano la maggioranza, PD e M5S non hanno affrontato concretamente i problemi legati alla pandemia: insufficienti i ristori, timidi gli investimenti. Quello che mancava è stato un progetto strutturato per la ripartenza del Paese.

La crisi di governo che incombeva sul Paese si accinge tuttavia a diventare il capolavoro politico di Renzi che, pur guidando un partito che capitalizza il 2% dei consensi, è stato il burattinaio del teatrino della politica, riuscendo non solo a eliminare l’ex alleato Conte, indebolire il M5S, dividere il centrodestra ed evitare le elezioni ma anche a far ricadere l’incarico su una personalità gradita come quella di Draghi, a cui Mattarella ha dato incarico di formare un esecutivo di alto profilo senza colore politico probabilmente composto da tecnici e politici. Più volte in passato il nome di Draghi è stato evocato quasi in contrapposizione alla politica come espressione di competenza e credibilità stante l’autorevolezza internazionale di cui gode. Un governo quello targato Draghi che, se sorgerà, avrà la possibilità di scegliere come spendere i fondi del Recovery Plan, possibilmente senza bonus e assistenzialismo ma progettando una crescita del Paese che parta da giovani, scuola, cultura, lavoro e sostegno alle imprese per spingere l’economia. Un governo che ha già incassato il sostegno della Presidente della BCE Lagarde e dei mercati come dimostra uno spread che si attesta su valori contenuti. Il sostegno politico italiano è piuttosto ampio: IV, Lega (e questo non era scontato considerandone la natura sovranista ed antieuropeista), FI, PD, M5S, tutti interessati a indirizzare i consistenti finanziamenti europei per le proprie battaglie storiche e ad evitare elezioni anticipate (soprattutto FI e M5S) mentre per il PD è un boccone amaro l’assenso della Lega ma non è questo il momento delle lotte, è piuttosto il momento per i partiti di accogliere l’invito del Presidente Mattarella a tutte le forze politiche in Parlamento perché conferiscano fiducia al governo Draghi. Si verrebbe a creare una situazione in cui le diverse forze politiche convivano all’interno della stessa maggioranza: destra e sinistra, sovranisti ed europeisti. Una convivenza difficile ma con un bottino così invitante tutti vogliono salire sul carro dei vincitori. Si immola la coerenza sull’altare del profitto e del vile denaro, non esistono più i valori caratterizzanti che in passato costituivano la cifra identificativa dei partiti.

Per evitare la morte del nostro paese è necessario un grande atto di coraggio e responsabilità dei partiti, mettendo da parte egoismi e personalismi, lavorando insieme per il bene comune ma bisogna fare in fretta. Le circostanze lo impongono e solo il tempo ci dirà se la scommessa del rilancio potrà essere vinta ma vogliamo avere fiducia e fare il tifo per la nostra bella e sfortunata Italia.



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