lunedì 13 febbraio 2012

Riflessioni a mente fredda sui Forconi siciliani.



di Fulvio Pesco
(video di Fonso Genchi)

La rivolta siciliana di queste settimane e, in parte, anche quella sviluppatasi per imitazione oltre lo Stretto, senza volerlo ha misurato un po’ di “distanze”.
Innanzitutto la distanza che c’è tra la società reale e quella virtuale; e non ci riferiamo a internet ma a quella presentata e rappresentata dai media “importanti”, le tv nazionali, i quotidiani. Questa distanza si è rivelata abissale.

I media hanno cercato in tutti i modi di ritardare la notizia che in Sicilia il popolo stava bloccando tutto, contravvenendo all’interesse primario giornalistico, quello di dare le notizie il prima possibile, magari facendo lo “scoop”, per un interesse superiore di carattere non professionale, dimostrando – per chi ancora non se ne fosse accorto nel 2012 – che i mezzi di informazione a diffusione nazionale non sono per niente liberi ma servi meschini del Padrone. E quando ne hanno parlato, lo hanno fatto quasi sempre per “infangare” la rivolta dando risalto inverosimile a semplici sospetti di “sostegni” mafiosi alla rivolta (memorabile, in senso negativo, il titolo in prima pagina del Giornale di Sicilia del 19 gennaio che, a caratteri cubitali, diceva “Gli imprenditori: la Mafia spinge la protesta dei TIR”).

Non vogliamo accanirci contro il Giornale di Sicilia ma, per ragioni geografiche, è quello che seguiamo con più assiduità; e non ci sono sfuggiti, ultimamente, gli editoriali a senso unico di Nino Sunseri, che nel passato interveniva di tanto in tanto e quasi esclusivamente su temi legati all’economia ed adesso, chissà perché, è diventato editorialista giornaliero e tuttologo (ci piace pensare che gli altri editorialisti non si siano accollati la linea “imposta” o che Sunseri, non vivendo in Sicilia, sia stato il designato così i suoi scritti non influiranno sulla sua vita pubblica e potrà continuare ad uscire tranquillamente di casa senza sentire fischi e piriti…).

E’ stata misurata (ulteriormente) anche la distanza che c’è tra i “nostri” rappresentanti liberamente (?) eletti – leggasi politici, tanto al parlamento italiano quanto a quello siciliano ma anche in ogni altra istituzione – e il Popolo; anche questa abissale: loro vivono altre problematiche rispetto a quelle della gente comune: la crisi economica, con i ricchi stipendi e benefit vari che hanno, li tocca – se li tocca – molto da lontano; i loro problemi, oltre quelli di sempre relativi a come trovare sempre più consenso, sono: come mantenere i privilegi di casta, come fare a dare un contentino alla gente che chiede di ridurre i costi della politica, senza però che siano intaccati troppo i propri stipendi e cose di questo tipo. I Forconi, e con essi la grande quantità di gente che sostiene la protesta, li hanno rinnegato tutti; non c’è destra, centro o sinistra che tenga: sono tutti uguali perché fanno tutti parte di un medesimo “sistema”.

Altra distanza misurata - e, anche qui, il risultato si è rivelato abissale (cosa, forse, meno scontata rispetto alle altre misurazioni…) - quella tra le organizzazioni di categoria e i lavoratori. In fondo potrebbe apparire sorprendente che una protesta del genere, nata innanzitutto come protesta di alcune categorie di lavoratori (agricoltori, autotrasportatori, pescatori) non sia stata incanalata attraverso i tradizionali sindacati di categoria. In un certo senso è proprio questo abisso che risulta il più significativo: è la dimostrazione dell’esistenza di una frattura oramai insanabile, definitiva, tra la gente e tutto il “sistema” (che è definibile “sistema” anche perché funziona in maniera organica); sistema in cui tutto è falso, in cui, in realtà, chi occupa certe postazioni è autoreferenziale, completamente scollato dalla base che dovrebbe rappresentare, persino i sindacati; un sistema in cui la stessa democrazia è “falsa” e, perciò, più pericolosa di una dittatura anche se risulta – apparentemente – più innocua.

Vedere che mezzi di informazione, partiti politici e politici in generale e, quindi, istituzioni, e persino sindacati – cioè tutte quelle componenti della normale società democratica – siano percepiti così abissalmente distanti dai cittadini, sembra quasi surreale. Invece è pura realtà; bisogna solo prenderne atto: questo tipo di società è arrivato al capolinea, oramai ha fatto il suo tempo.

La cosa più significativa è che i cittadini sembrano non voler più intermediari. Non più intermediari nelle decisioni politiche (i partiti), non più intermediari nella contrattazione sul lavoro (sindacati); molti di loro fanno “da soli” persino nell’informazione, privilegiando la circolazione reciproca delle informazioni tramite i social network e l’uso della rete, rifiutando l’intermediazione di carta stampata e televisioni che li rende passivi e, soprattutto, non fornisce sempre una adeguata copertura informativa (le notizie che non convengono al sistema, lì non circolano…).

E' come se il Popolo volesse riacquistare le sue sovranità in ogni campo (anche in quello monetario), perché si è accorto che la società democratica così come si è sviluppata, in barba al proprio nome, gliele ha tolte tutte. E' l'alba di una Nuova Era?


2 commenti:

  1. martino morsello mmorsello.movimentodeiforconi@gmail.com13 febbraio 2012 08:24

    complimenti per aver commentato lo stato dei forconi rispetto alla societa' e le istituzioni e i giornali. la realta' da voi evidenziata rispecchia lo stao in cui si trova la nostra societa'che e' ridotta al fallimento per scelte fatte da criminali politici corrotti e nepotisti e da una burocrazia super pagata con poteri da dittatori.martino morsello.mmorsello.movimentodeiforconi@gmail.com

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  2. martino morsello mmorsello.movimentodeiforconi@gmail.com13 febbraio 2012 08:26

    complimenti per aver commentato lo stato dei forconi rispetto alla societa' e le istituzioni e i giornali. la realta' da voi evidenziata rispecchia lo stao in cui si trova la nostra societa'che e' ridotta al fallimento per scelte fatte da criminali politici corrotti e nepotisti e da una burocrazia super pagata con poteri da dittatori.martino morsello.mmorsello.movimentodeiforconi@gmail.com

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