venerdì 6 settembre 2013

Sulla terra

di Vita Fabbro
foto by Pippo Zimmardi

Spenta negli sguardi

Senza riso nè ornamento

Chiuse la notte le bocche

E bagnati di sangue

di altro sangue si lavarono

Di fango fino al collo

Come chi con fango si lava

Anima riarsa di sete

Voce senza gola

Sprofondata chiese Sibilla

A un fanciullo che gioca

Dove fosse il sole

Ma la terra tagliata dal cielo

Era narici senza fiato

La veglia ai più

Tradì quei tralci

Dalla polvere trascinati

Il soffio delle anime

Annusò il lago della terra

Scura inghiottiva il giorno

Nessuno era mai tornato

Dimenticate le vite

Le strade nessuna percorsa

Destini di morte partorirono dalle narici

Germogliarono nascosti

Così si dilatò un’umida anima

Piansero di ogni goccia d’acqua

Afferrati alla terra

Vissero il lento dimenticare

Forgiarono nel sangue

Come il più bello dei mondi

Invero non conoscevano inganno

Nulla guarì la notte

2 commenti:

  1. Bellissima poesia. Un po' ricorda Ungaretti, un po' la ricchezza barocca e lussureggiante di molti ispanici. sorprendente per lo straniamento e mutamento continuo di immagini e sfere sensoriali.
    Chi sei, poetessa?
    Enzo Barone

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  2. salverei l'ultimo verso

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