martedì 2 maggio 2017

Monte Pellegrino

di Sandra Collura
foto di Graciela Muller Pozzebon

l’incendio delle montagne della Conca d’oro, luglio 2016

Monte Pellegrino,
il più bello, il più scuro
di boschi e misteri d’ anime solitarie
che nei tuoi anfratti intime delizie
hanno assaporato.
L’ olivastro dalla  chioma rotonda
abbarbicato sulla roccia
e  quella pietra scoscesa e aspra
che gli offriva l’appoggio,
mi accarezzava l’anima


Come un corpo assopito
sorgi dal mare azzurro e la tua natura è pace.

Quella mattina l’incendio
appiccato da mani rabbiose
serpeggiava sui tuoi fianchi
il vento complice aizzava  fiamme
di distruzione in ogni direzione
fumavi, avvolto da una benda d’odio e
malvagità.

Fiamme, e fiamme s’alzavano
e s’infilavano nel cupo verde dei pini
nelle selve più riposte dove,
animali selvaggi, uccelli ed erbe profumate
respiravano , agli occhi umani invisibili
e per questo bellissimi;
a ondate il vento di scirocco
ti ha immerso nella sua bolla mortale;
ora ansimi negli ultimi fuochi,  striato di nere cicatrici
fasciate da bianco fumo denso.

Ti guardo e  come un cieco velo di nebbia
la malinconia m’invade
Sei arso per tutto il giorno
ora i gabbiani stridono nella fittizia notte della città
e inquietano il mio cuore
che non sa immaginare il futuro.

Ti guardo, così sfregiato
annerite le tue pareti dolomitiche
colorate di ocra dorata nei tramonti primaverili
e di rosa pesco nei brevi meriggi invernali,
inceneriti i pendii di brillanti fichidindia
e le tue scarpate odorose di ginestra:
è l’irreparabile.
Ti guardo e vorrei consolarti
suonare per te le note di un flauto
che possa di nuovo far danzare le tue ninfe
e dirti che non è tutto finito

Da quelle macchie di verde rimaste
rinascerà ancora vita
le radici si faranno di nuovo strada
tra i massi anneriti, come linfa dalle ossa
e piccole foglie d’erba lucente
tenaci e coerenti
dai piccoli semi sotterranei emergeranno
 e vedranno ancora l’azzurro del cielo.

Vegliandoti ogni mattina
vedrò profilarti sulla città indifferente
inciterò le tue forze vitali
a non arrendersi, a guarire le tue ferite
perché tu, che non hai occhi né mente che possa capire
 conosci la strada;
chi t’ha colpito, invece, si smarrirà
tra i roghi della sua disperata avidità
ghignando e nascondendosi nella colpa
ha già perduto per sempre la strada
feroce si contorce nella fiamma

e non può placarsi.

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