sabato 1 agosto 2015

REMY


di Teresa Bianco

Dedico queste due righe alla mia cricetina Remy.
Vanno spiegate due cose:
- la 'brutta cosa con quel brutto nome sulla mia schiena spelacchiata' si chiamava 'raschiato' ed era un'analisi piuttosto cruenta ordinata dalla veterinaria per scoprire la causa di un'alopecia che si era presentata all'improvviso. Questo esame è stato poi evitato grazie ad un altro veterinario che ha consigliato di fare impacchi di camomilla prima di sottoporla al raschiato.
- le 'schiocche sulla schiena' sono bacini. 

È arrivato l’inverno: le giornate sono piu corte e fa buio presto. Il freddo punge, il vento non dà tregua. Lo sai, io sono pigra. Pigra per carattere, per costituzione. Pigra di famiglia.


Non esco mai volentieri da casa, ma con la bella stagione faccio un’eccezione, mi costa di meno. Adesso diventa proprio impossibile. Abbandonare il tepore delle coperte per avventurarmi fuori in un mondo ostile, con persone grandi, più forti e prepotenti di me…  no, non ce la faccio proprio.
Chissà, forse conta pure un poco l’età. Non sono più di primo pelo, sono una signorina di mezza età, un poco avvizzita, un poco viziata, schiava delle sue abitudini, delle sue comodità. Il tempo passa per tutti.
Vivere da soli non è facile: per tanto tanto tempo mi è mancato qualcuno con cui parlare, con cui confrontarsi, scherzare, litigare, flirtare… ma ora sono contenta così.
Non ho mai avuto amici, a parte qualche occasionale compagna di stanza. Quando arrivava qualche piccoletta come me vedevo riflessi nei suoi occhi  la solitudine e la paura del futuro che avevo provato io, e allora  cercavo sempre di mostrarmi dolce e disponibile a fare amicizia. Le cedevo il posticino più caldo, il bocconcino più prelibato. Fantasticavo su quanto bello sarebbe stato diventare amiche. Mi sarebbe piaciuto tanto: volersi bene, andarsene a zonzo assieme, consolarsi reciprocamente per le pene d’amore, spettegolare. Ma non facevo neanche in tempo a fraternizzare che, zac, lei se ne andava.
Non mi sono mai sposata. Mi sono fidanzata una volta, però non è andato a buon fine. Lui voleva troppo, tutto e subito: il sesso senza un po’ di corteggiamento, la convivenza senza un periodo di prova, subito sei o sette figli da crescere e sfamare.  Mi sono ribellata, l’ho buttato fuori da casa e da quella volta sono stata attenta a non cascarci più. Hanno un bel dire che le femmine sono portate per la famiglia! Non è vero: le femmine di carattere, quelle come me, non scendono a compromessi. Meglio sole che male accompagnate.
Che dire? Mi ero fatta la fama di essere difficile. Io li sentivo che dietro le spalle parlavano di me. Dicevano che non mi avrebbe voluta nessuno, che ero destinata a crescere da sola, a vedere tutti andare via verso un destino migliore, a stare alla finestra insomma.
Fino a quando sei arrivata tu. Per la verità non mi sei piaciuta subito. Prima di tutto eri da sola, e io ero abituata a veder arrivare famiglie intere con bambini che sceglievano con sicurezza. Tu invece te ne stavi li, un poco intontita, in mezzo a tutti noi. Si vedeva che non sapevi cosa fare. 
È stato allora che ho deciso “ora o mai più’’, mi sono detta, e ho cominciato ad agitarmi come una matta. C’erano i miei compagni davanti a me, che cercavano di assumere pose plastiche, in modo da suscitare tenerezza. Il solito vecchio trucco. Ci avevo provato anch’io qualche volta ma non aveva funzionato. Stare in piedi mi faceva male, non ci ero abituata ma era l’unico modo per farmi notare, e stringendo denti e dita dei piedi ho continuato a stare più diritta e visibile che potevo. Dentro di me urlavo ma tu non mi potevi sentire. Finalmente mi hai notata: nostri sguardi si sono incrociati per un attimo, ti ho vista additarmi. Una mano forte e poco gentile mi ha presa e scaraventata in un cartone. Ho sentito un campanello e un cassetto che si apriva "… ha pagato. Vado via, finalmente" ho pensato.
Quando la stessa mano mi ha tirata fuori dal cartone avrei voluto piangere. Ecco, ci avevi ripensato.
Ora mi avrebbe rimessa via. E invece ho sentito una voce falsamente mielata che diceva “ha comprato un maschietto!”. Il cretino.
Lo sai che non sei un granché in quanto a delicatezza, no? Però mi sei piaciuta subito. Siamo uscite assieme e hai cominciato a parlarmi. Io capivo tutto quello che mi dicevi. Volevo uscire dal cartone e vedere la strada, le case. Sentivo odore di tronchi e di foglie, di castagne e di caffè, e mi pareva che i baffi mi andassero in tilt. Tutto era nuovo, meraviglioso e sconvolgente. Le macchine, il rumore dei passi, le voci delle persone, gli scossoni dell’autobus. Ti ho sentita parlare con qualcuno, con la mano vicino all’orecchio. Ora che sono colta so che parlavi al cellulare. Dopo un po’ di strada hai incontrato qualcuno, mi hai consegnata a lui e te ne sei andata. Di nuovo una stretta al cuore. Dov’ero? Ahhhh! Andrea… che bella voce aveva…  calda, rassicurante, carezzevole.

Eccoci qua, quasi un anno dopo. Ora tu sai che sono una signorina e sebbene qualche volta vorrei che tu capissi che il mio nome andrebbe cambiato di conseguenza, non me la prendo.
Vorrei dirti tante cose.
Che non è vero che io non parlo. Io parlo, e parlo tanto anche. Sei tu che non mi capisci.
Che anche se non capisco cosa sono quelle schiocche sulla schiena, non protesto perché vedo che ti piace farmele.
Che sì, le leccatine sono bacini. E che le leccatine sulle labbra sono bacini super.
Che vi voglio bene per avermi curata quando stavo male e fatto l’impossibile per non farmi fare quella cosa con quel brutto nome sulla mia schiena spelacchiata. La camomilla era molto più piacevole.
Che non occorre pesarmi cosi spesso. Io sono robusta di costituzione.

Io lo so che starò poco tempo con voi, e ho accettato il mio destino. Avrei voluto nascere cane e starvi accanto qualche decina d’anni, ma non è così. Non esiste nessun ponte arcobaleno, sapete?
Quando io mi sarò addormentata probabilmente continuerò a stare con voi, nel vostro balcone, ma non credete che vi sarete liberati di me. Starò semplicemente più tempo con le persone con le quali gioco anche adesso, quando voi non siete in casa. Ci sarò anche se voi non mi vedrete. E se all’alba sentirete rotellare non pensate che state sognando, perché il mio ponte arcobaleno non è lassù, ma sarà sempre su un tappeto a righe arancione, ai piedi di un divano con un lenzuolo celeste.

Remy

2 commenti:

  1. Una ripresa in prima persona della coscienza degli animali, bello.
    Antonio A.

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