giovedì 1 maggio 2014

Beata ingenuità

di Enzo Barone

Qualche giorno addietro un caro amico mi accusava di essere politicamente poco avveduto, nonostante le esperienze, nonostante la vita vissuta.
Mi ostinavo infatti a dichiarare, con una certa enfasi incrinata, è vero, che il motivo per il quale continuo a rimanere fedele ad una certa scelta politica, incarnata storicamente a torto o a ragione da un certo partito, la cui antica fibra identitaria appare via via sempre più sbiadita, le cui scelte appaiono sempre più dettate dall’esigenza di squallidi compromessi, è perché credo che quella corrente ideale e culturale, al netto di tutto il pattume e le sconcezze della politica operante, abbia ancora dentro di sé un piccolo ma irriducibile prezioso nucleo: quello altissimo della solidarietà.

Forse è una cosa che ormai riguarda solo i militanti, piuttosto che la dirigenza,  ma non riesco a rinunciare a questa convinzione.
Il mio amico durante la nostra disputa ha continuato a demolire, non senza qualche buonissima ragione, ogni possibile credibilità di quel partito, facendo sembrare ridicola qualunque possibile fiducia in ideali così mal riposti.
Ho ripensato con una certa amarezza a quella conversazione, cercando, come faccio sempre, quanto di vero ci potesse essere nelle ragioni di chi mi aveva criticato.
Ma il mio principio rimaneva là, intatto, immacolato, benché ridotto a esile sfocata figuretta, appartenente al lontano mondo delle idee.
E allora mi è venuto da pensare che nel suo piccolo questa è un questione di fondo, un po’ più sostanziale di una stupida disputa di politica tra amici che la pensano diversamente.
Mi è venuto da pensare che ogni ideale grande, ogni sogno è strutturalmente di per se stesso ingenuo: la fede stessa in qualunque principio grande e superiore è ingenuità allo stato puro.
Certo, tra il credere in un grande astratto ideale etico e il crederlo attuato o attuabile da  un’associazione che in fondo si propone la gestione del potere, con i sporchi mezzi che la logica della politica richiede, c’è una bella differenza.
Ma il credere che questo ideale sia realmente esistente nel cuore di alcuni uomini, uniti in qualche modo dalla sua condivisione, e che essi, spesso senza alcun interesse materiale, lo facciano ancora camminare sulle loro gambe, non è sprovvedutezza, è fede.
 
E dovendo scegliere tra una limpida e ingiustificata fede e lo smaliziato cinismo del non credere più a nulla, preferisco rimanere un ingenuo.

2 commenti:

  1. Gabriella Musso7 maggio 2014 10:22

    "E dovendo scegliere tra una limpida e ingiustificata fede e lo smaliziato cinismo del non credere più a nulla, preferisco rimanere un ingenuo".. condivido ogni parola. Il cinismo, secondo me, è un vano tentativo di credersi "lucidi" e realisti, ma spesso è l'esatto contrario; porta a guardare tutto come fosse rivestito da un velo fitto ("Velo fitto", è forse un ossimoro?) grigio che rende impossibile la visione dei colori splendenti della realtà. Quindi, toglierei questo ostacolo e guarderei anch'io il mondo per ciö che è, senza filtri, semplicemente guardando oltre. Questo è solo un mio pensiero.

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