sabato 20 aprile 2019

Bozze di libere opinioni - la saturazione




di Francesca Saieva



Da un po' di giorni, nella mia testa rimugina una parola. Nulla di strano, effettivamente! Considerata l'innumerevole quantità di parole con le quali ci imbattiamo nel quotidiano. Tanto più che, di tanto in tanto (nelle giornate in cui c'è spazio per la noia), prendiamo un vocabolo a caso, ripetendolo tante volte (a voce o mentalmente) quasi a perderne, nel suo stesso suono fonetico, il senso. 

Di primo acchito, la questione potrebbe passare inosservata, a tal punto, da definirsi una non-questione. E invece... c'è molto di più. Avrete notato (tra l'altro) che non vi è nulla di più aggregante della parola AMICIZIA, di più affettuoso della parola AMORE, di più irritante della parola FASTIDIO, di più odioso della parola RANCORE e potremmo continuare per ore e ore (sempre se disposti ad aver cura delle parole). Bando a convenzioni e codici linguistici (per accademici), a passaggi tra oralità e scrittura (da Theuth ai nostri giorni), la questione permane, comunque in tutta evidenza, in termini di SATURAZIONE. Che io stia spoilerando la parola rimuginata? Credo proprio di sì, d'altronde è il rischio di ogni implosione. E poi… ciò che è saturo, non può che far debordare il colmo limite. Se ci venisse chiesto di racchiudere in una sola parola ogni Tempo-Epoca, SATURAZIONE calzerebbe a pennello la dimensione del PRESENTE. Perché, come dire... nella sua sobrietà-austerity (visti i tempi di magra) ne svela l'ECCEDENZA. Eh sì! Il buon vecchio Nietzsche ne sapeva già qualcosa di questa saturazione, ma le sue erano considerazioni inattuali e per di più storico-filosofiche. Il punto è proprio questo, non si tratta più di un'eccedente saturazione a scomparti, piuttosto globale. Saturi fino al midollo, sommersi da eccedenze di ogni tipo, sviliamo dettagli  sempre più 'parcellizzati', nell'illusione tronfia di un ammodernamento avanguardistico (praticamente lo stare al passo coi tempi), che semplifica pur non agevolando, che snellisce (in termini di contenuto) alterando a dismisura le dimensioni formali. Acronimi a tempesta sulle nostre scrivanie e sui PC, slogan pubblicitari da 'leggere' al ritmo di soldi, soldi volevi solo soldi, per generazioni 2.0. Al seguito di imbonitori fisici o mediatici (di turno), ci sentiamo sollevati da un qualsiasi codice linguistico-numerico che sembri fare la differenza. Intrappolati nel controllo sociale di (sempre più) nuovi bisogni, parliamo di crescita, sviluppo e libertà di scelta. Mi chiedo scelta per chi e, soprattutto, libertà secondo quali scelte? E poi, se il pieno non conosce i grandi spazi e le possibilità del 'vuoto', figuriamoci il saturo. Sia chiaro! Se e quando l'eccedenza si satura, non c'è via di scampo per niente e per nessuno, neanche per le idee sublimi, banalizzate e omologate, a tal punto, da essere parole inscatolate e ben confezionate. Pronte a vendere la vaga idea di qualcosa (che sia amicizia, amore, vita, morte, dolore - poco importa), attente al 'purché se ne parli', orticello di opinionisti di tendenza, guru su scaffali di vendita, che imperlano parole a effetto, dall'eccedente corpo e dalle esili, spesso 'invisibili', interiora. Saturazione oltre l'eccedenza, o eccedenza della saturazione?  Dico (semplificando), MERCIFICAZIONE del DETTO, poiché tutto fa notizia. Dal gusto alla tendenza, il passo è breve. L’esigenza di pensare ma non troppo, fa sì che l’eccedenza dell’ESSERE (perseguibile in termini pseudo-terapeutici) riduca, a vista d'occhio, il suo spazio, rallenti dinamiche (esterno-interno), patteggiando con le parole. Già! Nell'epoca del TROPPO, si fa trendy l'INSOSTENIBILE inconsistenza del DIRE, perché, un tempo come oggi, parole, parole, soltanto parole tra 'NOI'.

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