sabato 16 aprile 2011

"restare umani"

di Francesca Saieva

È difficile restare umani quando il mondo sembra in preda alla follia e notizie raccapriccianti inondano le pagine dell’informazione. È difficile restare umani quando scende il silenzio e il buio sugli scempi del quotidiano; quando si è indifferenti al pianto e agli occhi sofferenti dello straniero in cerca della sua ‘patria’. E le città sotterranee imperversano (nei pressi di Mosca in un vecchio rifugio antiaereo, oggi area aziendale militare) e ‘ospitano’ immigrati clandestini, una nuova forza lavoro anch’essa sotterranea. È difficile restare umani quando leggiamo sui giornali di due adolescenti della Guinea (Yaguine Koïta e Fodé Tounkara, 15 e 14 anni, morti nel 1999 in viaggio verso Bruxelles, nascosti in un carrello di Airbus); a distanza di anni, dalla loro morte rimane soltanto questa lettera-testamento: “Abbiamo l’onorevole piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi del nostro viaggio e della sofferenza di noi bambini e giovani dell’Africa - concludono poi - e non dimenticate che è con voi che noi dobbiamo lamentare la debolezza della nostra forza in Africa” (Il Manifesto, 15 aprile, 2011).


È difficile restare umani quando la dignità della persona è costantemente offesa, oltraggiata nel pubblico e nel privato. Quando l’ipocrisia sbandiera i suoi vessilli-scudo e sull’orlo del precipizio la ‘democrazia’ diviene paracadute occasionale, niente più di un vecchio principio ideologico che sa di stantìo. È difficile restare umani quando si è cacciatori e prede della follia. Perché non si conosce il senso dell’Umanità, della solidarietà collettiva, quel bene comune affidato a ogni singolo individuo. Quando ti è sottratto ciò che ti appartiene per diritto e la bestialità del mondo adulto colpisce la stagione degli innocenti. Vite stroncate, rese ‘cieche’ per aver visto il male più grande. Politiche militari ed economiche incedono, ignare della loro piccolezza e miseria al cospetto dell’imponderabile forza della Natura, uccidendo costantemente l’ambiente con la pretesa di modificarne le leggi. È difficile restare umani quando l’uomo non è più uomo, ma abuso, prevaricazione, arrivismo. Quando la politica non è politica, perché priva di impegni collettivi e civili, ma soltanto arte dell’arrangiarsi; disattenta al fluire delle stagioni e della memoria, avvezza alle ricadute storiche e alle idee-monopolio; l’implosione fa sì che la rabbia dei ‘pochi’ esploda. Quando ciò che reputiamo giusto, onesto, correttamente politico è sconveniente da denunciare per i molti taciturni.

È difficile restare umani quando un uomo rimane ucciso perché fa informazione, perché è pacifista, perché ha scelto di vivere su una Striscia, proprio quando ora non gli è più possibile scrivere o solamente pronunciare le "sue" due parole: restare umani.

2 commenti:

  1. Daniela Palumbo16 aprile 2011 18:09

    Politiche militari ed economiche piovono come obici sull'uomo-cible, nel suo solitario viaggio collettivo fino al termine della notte.
    E se questo rimane un uomo, allora...
    "qu'on n'en parle plus!".

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  2. Accforato e dolente appello all'umanità perduta.
    Non ti conoscevo questo statuto comunicativo.
    Mi piace molto.
    Complimenti sentiti.
    P.S. sarei contento se dessi una occhioata alle due parti de "I boati" e fammi sapere se ti sono piaciuti.
    Ciao
    Enzo

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