martedì 23 dicembre 2014

Mini sondaggio a Palermo sulla lingua siciliana




di Fonso Genchi
Sappiamo ben poco di cosa pensi la gente sulle tematiche relative alle proprie lingue regionali, in Italia chiamate, a nostro giudizio impropriamente, "dialetti". Per tale ragione abbiamo deciso in una domenica pre-natalizia (quella del 21 dicembre scorso) di effettuare un mini-sondaggio tra i frequentatori della Fiera di Natale allestita nei pressi della stazione Notarbartolo a Palermo. Gli intervistati, fermati a casaccio, venivano invitati a compilare la scheda-questionario visibile nella foto, senza consultarsi o scambiare opinioni con chiunque altro, e a imbucarla in una apposita urna. Avevamo previsto di coinvolgere nel mini-sondaggio 100 persone al fine di semplificarci i calcoli percentuali; avevamo, dunque, preparato 100 schede ma, purtroppo, alla fine del mini-sondaggio nell'urna abbiamo trovato 98 schede e, dunque, ci è toccato mettere mano alla calcolatrice... :-( .
Questi gli interessanti risultati - con percentuali arrotondate alla prima cifra decimale (pertanto la somma non necessariamente darà 100) - emersi (cliccare sulla foto per ingrandirla):





Le prime due affermazioni contenute nel mini-sondaggio erano finalizzate a verificare le conoscenze - la prima di tipo, per così dire, classificativo-linguistico, la seconda di tipo storico-letterario - degli intervistati sulla propria lingua regionale, in questo caso la lingua siciliana. 

Alla prima affermazione, "Il siciliano è un dialetto della lingua italiana", 72 persone hanno posto una X su "Vero", 23 su "Falso" e 3 hanno preferito non apporre nessuna X. Dunque ben il 73,5% degli intervistati dimostra di non sapere che il Siciliano non è un dialetto della lingua italiana. Il dato, a nostro parere, è frutto del maldestro uso della parola "dialetto" che si fa in Italia in tutti gli ambiti, purtroppo anche in quelli accademici. In Italia, a differenza di quanto avviene nel resto del mondo (specie nei paesi di cultura anglosassone), tutti gli idiomi politicamente non riconosciuti vengono definiti "dialetti" (mai "lingue"); ma siccome la parola dialetto significa anche - direi soprattutto - "variante di una lingua principale", allora le persone sono indotte a pensare che la loro lingua regionale o minoritaria, politicamente non riconosciuta, sia una variante della lingua principale, quella italiana. Invece, quasi sempre, ciò non è vero: gli unici dialetti della lingua italiana, infatti, sono i dialetti toscani e quelli centrali e settentrionali del Lazio, nonché il cosiddetto "italiano regionale" (la forma locale di parlare l'Italiano); tutti gli altri idiomi regionali e minoritari non derivano affatto dalla lingua italiana.

Alla seconda affermazione, "Già nel 13° secolo si scrivevano poesie in Siciliano", ben 71 persone hanno risposto correttamente mettendo una X su "Vero", 24 l'hanno apposta su "Falso" e 3 hanno preferito non rispondere. Questo risultato dimostra che rimane qualcosa di quanto si studia a scuola; e una delle pochissime cose che si studia a scuola sulla lingua siciliana - ma, sia ben chiaro, come storia della lingua e della letteratura italiana - è proprio la Scuola Poetica Siciliana sorta alla corte di Federico II intorno al 1230 circa.

La terza e la quarta affermazione erano soltanto delle opinioni e, in quanto tali, si è preferito chiedere non tanto se fossero vere o false ma se si fosse con tali affermazioni "d'accordo" o "non d'accordo". 

All'affermazione "Parlare in Siciliano è sinonimo di ignoranza", soltanto 10 persone si sono dichiarate d'accordo mentre 83 hanno dichiarato di non essere d'accordo (5 non si sono espressi). Ci sorge il dubbio che se questo quesito fosse stato posto qualche decennio fa, i risultati sarebbero stati probabilmente un po' diversi; oggi quasi tutti hanno un diploma di scuola media e, bene o male (forse più "male" che "bene"...) ci si sa esprimere in Italiano; se si ha nel proprio repertorio linguistico il Siciliano, quasi mai si ha "solo" il Siciliano ma "anche" il Siciliano (accanto all'Italiano e, forse, a qualche lingua straniera); dunque parlare in Siciliano non viene percepito necessariamente come sinonimo di ignoranza. Altra possibile motivazione per questo risultato così netto potrebbe essere un ritrovato orgoglio - forse mai del tutto perso - per la propria lingua regionale. In ogni caso è un risultato molto importante perché alla base dello stato di salute e dello status politico di una lingua sta la percezione che di essa ha chi la parla: una lingua il cui uso venisse percepito come sinonimo di ignoranza, è una lingua destinata a morire; in caso contrario, ma non è una cosa "scontata", automatica, ad essa si potrebbero aprire anche le porte del riconoscimento politico, cosa da noi certamente auspicata, in sintonia con quanto accaduto relativamente da poco nelle altre due grandi isole mediterranee, dove Sardo e Corso sono lingue ufficiali, al pari, rispettivamente, dell'Italiano e del Francese.

Infine, all'affermazione "Il Siciliano andrebbe insegnato nelle scuole", 76 persone si son dichiarate d'accordo e 22 non d'accordo (nessun astenuto). Anche questo risultato è importante: seppure i media "ufficiali" e, ahinoi..., gli ambienti accademici spesso trasmettano messaggi in diversa direzione, i cittadini sembrano non avere dubbi: il Siciliano va insegnato nelle scuole; come, del resto, consigliato tanto dall'UNESCO quanto dal trattato europeo "European Charter for Regional and Minority Languages". Infatti oggi si estingue nel mondo una lingua ogni due settimane e non è più pensabile che un idioma possa sopravvivere senza che venga insegnato nelle scuole e tutelato anche in altre maniere. Forse i politici siciliani che, come tutti i politici, sono molto attenti al "consenso", avevano già fiutato quest'orientamento dei cittadini siciliani e proprio da loro - all'unanimità senza differenza di colore alcuno - qualche anno fa era emersa una proposta di legge per l'insegnamento della lingua siciliana nelle scuole di ogni ordine e grado della Sicilia. Sfortunatamente, consigliati dagli ambienti accademici, in extremis, proprio il giorno dell'approvazione della legge, a "lingua siciliana" è stata sostituita, con un emendamento, la perifrasi "patrimonio linguistico siciliano". Infatti, come abbiamo spiegato già altre volte, è assolutamente "proibito" nei documenti statali, regionali e istituzionali in genere, parlare di lingua quando ci si riferisce ad un idioma politicamente non riconosciuto; e quando i politici lo stanno per dimenticare (come stava accadendo in questo caso), è il mondo accademico che glielo fa ricordare... (chissà poi perché... ;-) ).

Su questo mini-sondaggio si potrebbero fare ulteriori riflessioni, per esempio, sulle correlazioni tra le varie risposte. Ne evidenziamo soltanto una perché, diversamente, queste riflessioni diverrebbero chilometriche. Tra le persone che hanno risposto correttamente alle prime due questioni, nessuna si è dichiarata d'accordo all'affermazione che "parlare in Siciliano è sinonimo di ignoranza"; abbiamo scelto di evidenziare questa correlazione perché è indubbiamente significativo che coloro i quali si sono dimostrati più colti e non ignoranti sul Siciliano, all'unanimità, non giudichino il suo uso sinonimo di ignoranza.

Per concludere, non neghiamo che i risultati di questo mini-sondaggio - che, per carità, non ha valore scientifico anche se, per esperienza, possiamo affermare che i risultati reali riferiti almeno alla città di Palermo, si potrebbero discostare tutt'al più di pochi punti percentuali da non cambiarne la sostanza - ci hanno un po' sorpresi: l'immagine che ha e l'interesse che suscita il Siciliano oggi presso i palermitani - e, forse, presso tutti i siciliani (ma bisognerebbe verificarlo con altri sondaggi in altre parti dell'Isola) - sono senza alcun dubbio molto positivi e "alti". Forse sta per arrivare il tempo in cui non si potrà più negare alla lingua siciliana uno status di lingua co-ufficiale (assieme a quella italiana), in cui il bilinguismo reale diverrà anche bilinguismo riconosciuto politicamente. Ce lo auguriamo vivamente.

3 commenti:

  1. .....Peraltro il siciliano non è una lingua derivata dall'italiano, ma - al pari di questo - direttamente dal latino, e costituì la prima lingua letteraria italiana. Anche l'UNESCO riconosce al siciliano lo status di lingua madre, motivo per cui la maggior parte dei siciliani è descritta come bilingue, e lo inserisce tra le lingue europee non a rischio di estinzione[11].....
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_siciliana

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  2. .....Peraltro il siciliano non è una lingua derivata dall'italiano, ma - al pari di questo - direttamente dal latino, e costituì la prima lingua letteraria italiana. Anche l'UNESCO riconosce al siciliano lo status di lingua madre, motivo per cui la maggior parte dei siciliani è descritta come bilingue, e lo inserisce tra le lingue europee non a rischio di estinzione[11].....
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_siciliana

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  3. “Non possiamo dire che la lingua siciliana (ma il termine “dialetto” secondo me è più appropriato) ha radici diverse rispetto alla lingua italiana... Il siciliano odierno presenta diversi strati linguistici: quello latino originario, quello greco-bizantino, quello arabo, quello normanno e quello di matrice spagnola.... la situazione linguistica della Sicilia è la più complessa..."
    http://www.lavocedinewyork.com/arts/lingua-italiana/2017/09/30/siciliano-parli-ma-e-una-lingua-o-un-dialetto-giovanni-ruffino-arrispunni/

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