di Daniela Palumbo
Se fossi un treno potrei
tornare indietro, alla prima stazione.
E da lì ripartire
sfiorando di corsa cieli dimezzati
e gallerie oscure.
Su ogni vagone i passeggeri
stenderebbero le gambe,
la mano su una guancia,
guardando fuori fino ad addormentarsi.
Saprei che nulla dura più di un viaggio

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