mercoledì 21 ottobre 2026

Dio ride

di Francesca Saieva

Tutti abbiamo  lo sperduto dentro, così 'proferisce' Pierfrancesco Favino (nei  panni di frate Leopoldo da Casamacchia) nel  bel mezzo di un dialogo con Silvio Orlando alias Cardinale Maculani (figura di rilievo della Santa Inquisizione). Dio ride (ambientato in pieno Seicento) ultimo film di Giovanni Veronesi,  presentato in anteprima nazionale (in varie città italiane – qualche  giorno fa a Palermo), sarà nelle sale cinematografiche a partire dal 29 ottobre.  

Film dall'impatto emotivo, prima per immagine e poi per parola.  Fotografia, luoghi delle riprese (campagna toscana con pennellate umbro-laziali) e sonorità predispongono, da subito, lo spettatore  all'ascolto visivo, quasi a localizzare geografie dell'anima (a tu per tu così come fanno Leopoldo e Maculani) nel naturalismo panteistico dell'Uno-Tutto. 

Grande interpretazione quella di Favino e Orlando.

Un mix ben riuscito che compensa e supera (tanto da non accorgersene, tanto si empatizza con i personaggi) una struttura storico-narrativa a tratti  'fragile'. Ma "Dio ride" non è un film storico e soprattutto non vuole esserlo. Il rogo, la persecuzione, l'eresia, l'Inquisizione, la tortura sono nel film immagini 'sfocate'. Le scene si susseguono a mo' di scala e ogni volta che la commozione raggiunge l'apice (o quasi), si torna indietro pronti per un'altra 'salita' (altro giro... altra corsa). Un cammino 'interrotto' dove la discontinuità spinge lo spettatore a focalizzare l'attenzione su Leopoldo da Casamacchia (un nome per tutti e per nessuno), homo doloris nella  decreazione che guida a non essere niente e nessuno. "Se il grano non muore... Deve morire per liberare l'energia che porta in sé perché se ne formino altre combinazioni. Analogamente, noi dobbiamo morire per liberare l'energia 'schiava dell'attaccamento' "(S. Weil). Leopoldo da Casamacchia abita il 'vuoto', quello dell'accoglimento della grazia. Quella grazia che si manifesta anche nel riso come quietivo della sofferenza (riso quale immagine improbabile e perturbante nella Chiesa del '600, ancorata a un certo conservatorismo medievale). Peste, superstizione, blasfemia, patriarcato, vita monastica fanno da sfondo alla genuinità del protagonista, alla croce con il sorriso.

Il messaggio, così, arriva immediatamente, lo spettatore empatizza con il personaggio,  perché Leopoldo da Casamacchia è l'uomo ‘Qualunque' che nella grotta-spelonca si fa soggetto ‘Singolare’ nella comunicazione d'Esistenza, nell'autenticità irrazionale della fede, nella proiezione del e sul divino. È l'uomo senza passato, con il suo sperduto dentro, che non può che scegliere se stesso nel rapporto esclusivo con Dio. Ma è anche l'uomo che rinuncia a se stesso, perché, come sa bene anche il Cardinale Maculani (nonostante le scelte di vita),  “la giustizia è al di fuori dell'economia del potere” (Byung-Chul Han). La forza del riso di Leopoldo è  il suo essere genuino, la libertà è la sua condizione. Frate Leopoldo da Casamacchia, sembra mantenere un filo diretto tra interno ed esterno, tra vissuto personale e narrazione del mondo, una continuità,  però, spezzata  nell'epilogo del film (lo sguardo di Leopoldo è cambiato nell'attimo in cui la pena corporale rende ancora più viva la ferita dell'anima). Leopoldo è il Puer Aeternus,  non conosce il male, non vive di 'filtri' ma incede selvaticamente. Centrali nel film i dialoghi tra Maculani e Leopoldo, due nature diverse per  due vite parallele, entrambe, però, consapevoli del valore della libertà (chi nella rinuncia, chi nella accettazione). "Dio ride" è un film ‘esigenziale’, perché dell'Ascolto. Un film sull'etica dell'Altro, sulla ricerca del Qualunque “sperduto dentro” troppo umano. Impossibile non riconoscerlo.

Buona visione, allora! Perché “ogni essere grida in silenzio per essere letto altrimenti" (S. Weil).

 

lunedì 19 ottobre 2026

Moralia 13

 


di Enzo Barone


Il mondo è avviato inesorabilmente verso una nuova era, l’era del transumanesimo. Per me è una certezza quasi apodittica. La Biennale d’arte di Venezia 2022 coltivava con voluta ambiguità, e in parecchie sue opere, questa idea.

domenica 18 ottobre 2026

Recensione del film "...che Dio perdona a tutti"

 


di Daniela Palumbo


"che Dio perdona a tutti" è il titolo di questo film di Pif all'apparenza leggero, dove sensualità e gola si uniscono in un connubio già noto alle pellicole cinematografiche di vario genere, e il tutto viene sublimato in una sfera pseudo religiosa che sfiora appena la dimensione autenticamente spirituale. 

giovedì 15 ottobre 2026

Un altro anno

 

di Gero Gaetani


Chiusi gli orizzonti, vivono i ricordi.

Voci nette si stagliano, contrastano

cariche la garrula d’intorno

e percuotono il cammino.

Raggiungere la vetta

incontaminata

della solitudine, e da lì

immaginare l’autentico.

In questo esercizio,

quel che rimane della felicità.


lunedì 12 ottobre 2026

The Echo Chamber

                                    


di Francesca Saieva

Cos'è realmente un'echo chamber? Di certo, se lo è chiesto anche Bernando Bertolucci, quando, nel 2018, decide di scrivere, con la collaborazione di Ilaria Bernardini e di Ludovica Rampoldi, la sua ultima sceneggiatura. Progetto rimasto incompiuto (a causa della malattia e della morte del regista) fino al 2026.

sabato 10 ottobre 2026

Non è l'alba


di Daniela Palumbo


 Non è l'alba, il vero.

Questa luce in fasce

che inganna 

d'un pianto senza pena.

È la notte.

La traccia scura del sentiero

che scuciva la pelle.

Ritorna.


Ricordi?

Senza un fiato diverso

più delle spine

tagliavi il dolore

venerdì 2 ottobre 2026

Sei qui?

                                                                                  


 Di Daniela Palumbo


Sei qui? sfogli con me

le pagine.

D'un dito invisibile

che neppure è ombra.

Solo sussurri 

pensieri informi restano di te

covano sotto le braci

e sono cenere

e mai giungeranno in mare.

È arso

il filo d'erba che annoda l'anima 

la tua

a quelle d'altri che pensavi affini,

ciascuno è solo su questo scampolo di vita. 

Un malinteso.

venerdì 31 luglio 2026

La pelle



 di Daniela Palumbo


Non sei la fune

allacciata ai remi

stretta

all'incostanza dei venti.

Nel raggio impietoso

del giorno 

nell'onda buia incolore.


Sei un filo dei miei capelli

ora tuo, tra i miei.

Scivolando lungo la schiena

resta 

come labbra di neonato 

attaccate alla pelle che le conduce 

altrove e verso sé

la pelle che sola riconoscono

giovedì 23 luglio 2026

Morte segreta



di Daniela Palumbo


Su quel muro 

che il tempo non ha conservato 

intatto

non scorrerà il pianto

né vedrai trasudare sorrisi.


Asciutti come pietre 

giù sul selciato batteranno i passi

sempre uguali saranno respiri 

che s'aprono e si chiudono

come petali che sanno

di dover morire.

Ridare la voce siciliana a Jacopo da Lentini: Gaetano Cipolla pubblica una ritraduzione dei sonetti del “notaro”


A distanza di otto secoli dalla nascita della Scuola Siciliana, Jacopo (o Giacomo) da Lentini torna idealmente a parlare nella lingua della sua terra, nella sua lingua materna: il siciliano. È questo l’obiettivo del nuovo volume “Giacomo da Lentini’s Sonnets Retranslated into Sicilian”, curato e tradotto da Gaetano Cipolla e pubblicato da qualche mese da Legas Publishing di New York. «II fatto che i poeti della Scuola Siciliana parlino toscano è una cosa non accettabile dal mio punto di vista – afferma Cipolla – Il mio progetto è stato quello di ridare a Giacomo da Lentini la lingua nativa». Il libro, di ottanta pagine, si apre con la riproduzione di una pagina manoscritta contenente l’incipit della celebre canzone Madonna, dir vo voglio, offrendo fin dalle prime pagine una suggestiva immersione nelle origini della poesia in Italia. I testi sono presentati in tre versioni: siciliano, inglese e “toscano”, consentendo al lettore di confrontare direttamente le diverse tradizioni linguistiche.

venerdì 10 luglio 2026

Questo cielo

 


di Daniela Palumbo


Ora sorride

con te 

ogni angolo di cielo.


Questo cielo

gremito di luci carico

di voci antiche e sempre nuove.


Tornano come buoi 

aggiogati al carro

come uccelli che fanno ritorno 

nella notte 

mentre Venere si specchia

nel sole che non vedi.


Ogni cosa è al suo posto

mercoledì 17 giugno 2026

Lontano

 

di Daniela Palumbo


Guidami lontano

da quella finestra esposta all'alba

i lunghi fili come gambe dondolanti sul vuoto.


Dalle fessure ascolteremo

il brusio delle sirene

i polsi legati e liberi gli orecchi

non è promessa e non è magia.


Raggiungimi ad ovest

là dove il raggio arriva allo sguardo 

senza ferire

né dovrai sollevare il capo fino a farti male.

Sarà più dolce 

coprire il letto nell'attesa di ciò 

che non è stato,

con noi giacerà il sole calante.

C'è un nuovo figlio da concepire

giovedì 11 giugno 2026

Di dentro


 di Daniela Palumbo


Come candele mozze si accendono

le luci di dentro. 

Consumate dal tempo

e generose

presenti

fino all'ultimo riflesso.

Così dal seno povero di latte

discende il nutrimento 

e il braccio ampio spande 

sui campi i pochi semi rimasti

come fosse pioggia.


Sospesa all'ultimo filo di sole 

vive la mente.

martedì 2 giugno 2026

Libertà

di Daniela Palumbo

È un uccello nascosto
a svernare tra le foglie,
libertà.
Colori nuovi vestono le antiche nature.

Non sa 
se tornerà primavera.