Nel panorama letterario siciliano tra Sette e Ottocento, poche figure risultano luminose, scandalose e modernissime allo stesso tempo come Domenico “Micio” Tempio (22 agosto 1750 – 4 febbraio 1821). A poco più di due secoli dalla sua morte, la sua voce continua a sorprendere per libertà, ironia e potenza linguistica: un autore che non si è mai piegato ai moralismi del suo tempo e che ha usato la lingua siciliana per raccontare il mondo senza filtri.Nato a Catania, da Giuseppe (mercante di legna) e Apollonia Arcidiacono, Tempio si formò sui classici latini e italiani e usò il siciliano come strumento di satira politica, di denuncia sociale e di libertà erotica, anticipando temi che la letteratura italiana avrebbe affrontato solo molto più tardi.
PAlingenesi
Spazio per mettere in circolo idee, discussioni, opinioni, prodotti letterari, riflessioni a voce alta riguardo alla cultura e alla storia contemporanea. Con un fortissimo richiamo alla realtà della città di Palermo.
sabato 7 febbraio 2026
Micio Tempio, il poeta che fece parlare la Sicilia senza veli
Nel panorama letterario siciliano tra Sette e Ottocento, poche figure risultano luminose, scandalose e modernissime allo stesso tempo come Domenico “Micio” Tempio (22 agosto 1750 – 4 febbraio 1821). A poco più di due secoli dalla sua morte, la sua voce continua a sorprendere per libertà, ironia e potenza linguistica: un autore che non si è mai piegato ai moralismi del suo tempo e che ha usato la lingua siciliana per raccontare il mondo senza filtri.Nato a Catania, da Giuseppe (mercante di legna) e Apollonia Arcidiacono, Tempio si formò sui classici latini e italiani e usò il siciliano come strumento di satira politica, di denuncia sociale e di libertà erotica, anticipando temi che la letteratura italiana avrebbe affrontato solo molto più tardi.
martedì 3 febbraio 2026
Amanti
di Daniela Palumbo
Non disturbate
il sonno degli amanti,
lucido come cera sui pavimenti
delle case d'un tempo,
camminate piano.
Stanno sognando
luci di pioggia sui marciapiedi
e nei cortili
dove ancora giocano bambini;
uno costruisce rifugi
per salvare notti senza luna...
Si sveglieranno
un giorno,
vivranno di altra vita
nei corpi persi tra bianche lenzuola.
sabato 31 gennaio 2026
Esprimersi in poesia
di Daniela Palumbo
Esprimersi in poesia, o attraverso la poesia, è un modo per conoscere se stessi? Conoscersi come neppure la psicologia, le scienze umane potrebbero indurre a fare? Poiché, inversamente, disconoscere se stessi potrebbe coincidere con la tendenza ad assumere ciò che altri per conto nostro (e talora a nostra insaputa) presumono come "vero", a un livello definito "inconscio". Traumi, reali o presunti, e ossessioni di vario genere sono quasi sempre indicati come spazi vuoti e fallaci, cui mi piace associare l'immagine delle pietre d'inciampo, non so bene perché. A questi viene attribuita la "colpa", o nel migliore dei casi la "responsabilità" (nel peggiore, associata al sentimento della "vergogna"); ad essi si fa risalire l'origine del mancato épanouissement - nel senso simbolico di "fioritura", crescita piena, completa.
lunedì 26 gennaio 2026
Moralia 11
di Enzo Barone
In Sicilia amiamo parecchio raccontare. Raccontarci le vecchie storie del nostro passato, quelle del passato familiare o amicale, gli accadimenti piccoli o grandi appena avvenuti, sovente trasfigurati in una coloritura epica, enfatica o talvolta fanfaronesca. Spesso – nei paesi soprattutto - si rievocano cento e cento volte fatti di un passato recente o remoto divenuto quasi subito mitico, dove si perdona volentieri il tono sfacciatamente iperbolico e smargiasso di chi narra perché tutto sovrasta il vibrante clima immaginifico, l’empito poetico e creativo di cui si anima da solo il racconto, così che le cose appaiono circonfuse dalla nebbia dai contorni incerti senza tempo o spazio che definiscano le cose.
Riconciliazione
di Daniela Palumbo
In assenza di vento
di nuovo sento il respiro.
Persino il tuo,
segretamente amico.
Mi appoggio
con gli occhi soltanto
a quel fusto immobile
che non ha vinto, la furia.
S'è placato il vento,
basta il mio soffio per generare vita -
magnificat, anima mia.
Resto,
silenziosa,
lo sguardo fermo sui caduti
giovedì 22 gennaio 2026
Appunti per una eziologia dello scempio
di Gero Gaetani
Tralasciando altri possibili
significati, derivanti da altrettante etimologie, intendo
soffermarmi sull’area semantica che
identifica la parola “scempio” con ‘rovina,
deturpazione, specialmente di ciò che possiede un valore particolare’ (Zingarelli).
mercoledì 21 gennaio 2026
Resistenza
mercoledì 7 gennaio 2026
Quando
di Daniela Palumbo
Non so dove andrai
dopo di me
né quando smetteranno di abitarti
i miei ricordi.
Qualcosa di noi forse
resterà nei sentieri
come la terra nascosta dietro il muschio e il suo velluto,
l'ombra a nutrirla.
Il treno
Se fossi un treno potrei
tornare indietro, alla prima stazione.
E da lì ripartire
sfiorando di corsa cieli dimezzati
e gallerie oscure.
Su ogni vagone i passeggeri
stenderebbero le gambe,
la mano su una guancia,
guardando fuori fino ad addormentarsi.
Saprei che nulla dura più di un viaggio
mercoledì 31 dicembre 2025
Futuro
di Daniela Palumbo
Lasciatemi sedere
quando è sera
su questo fondo di paglia
sfilacciata -
i pochi nodi tenuti
malamente -
e che a stento non si rompe.
Lasciate che mi fermi
per altro tempo
quando le luci si ritirano
qui dove le cose esistono
senza vivere ancora.
Le cose che non voglio
tradire.
sabato 20 dicembre 2025
Natale
di Daniela Palumbo
La strada è muta
così mute
sono le foglie
nate morte
su questo braccio
di legno finto.
E continuano a morire.
sabato 6 dicembre 2025
Ritratto
di Daniela Palumbo
Dimmi,
sei tu?
Dietro le ombre
dense e scure
che scavano gli occhi.
È buio già,
lo vedi,
è di nuovo inverno.
Prova a spostare i capelli -
come gramigna
sono cresciuti sui campi -
che io possa vederti,
sentiero nella selva.
Borse pesanti
come palpebre
se ti muovi appena
si svuotano
di pietre nascoste.
O di foglie secche
soltanto...
Se sorridi forse
ti riconosco.
Notte che non dormi
di Igea Arnao
Notte che non dormi
lunedì 27 ottobre 2025
La neve
di Daniela Palumbo
Ecco il treno si è fermato
alla stazione di Poitiers.
Poco spazio per raccogliere
le borse, la sciarpa
i pensieri.
È solo qualche giorno
che sono via
non troppo lontano da qui
sembra ieri
- devo scendere adesso? davvero?
Ma è venuta giù tanta
troppa neve
in questo tempo
e non riconosco le vie
i tetti cadenti
gli occhi delle case.
Né le strade che pure
ho percorso
che se parlassero
adesso
non ne saprei la voce.













