lunedì 9 febbraio 2026

Procopio, il genio siciliano che portò il gelato nel mondo: da Palermo alla Francia del Re Sole

 


di Fonso Genchi

Dalla neve dell’Etna alle luci parigine: la storia del palermitano che inventò il gelato moderno e fondò il primo caffè d’Europa. Un talento tutto siciliano, fatto di ingegno, coraggio e arte del gusto.

La Sicilia del Seicento non smette mai di sorprendere. Tra le sue pieghe più luminose c’è la storia di Francesco Procopio Cutò, nato a Palermo esattamente 375 anni fa, il 9 febbraio del 1651, e destinato a diventare uno dei più grandi innovatori della gastronomia europea. Le notizie sulla sua giovinezza sono poche, ma un documento della chiesa di Sant’Ippolito, nel quartiere Capo di Palermo, ne certifica il battesimo il giorno dopo la nascita, figlio di Onofrio Cutò e Domenica Semarqua. Un'altra versione lo vuole nativo di Aci Trezza, figlio naturale di un Platamone, i principi di Cutò, una delle famiglie più illustri della Catania barocca; ma non ci sono documenti a supporto di questa tesi.

Da giovane pare che, effettivamente, visse tra Aci Trezza e Acireale, dove i Platamone gestivano il commercio della neve dell’Etna. È lì, tra pozzi di neve e antiche tecniche arabe, che il giovane Procopio respirò per la prima volta l’arte che avrebbe cambiato la sua vita. Aveva ereditato una piccola macchina a manovella per mantecare i sorbetti: un oggetto semplice, ma nelle sue mani diventò un laboratorio di invenzioni. Sostituì il miele con lo zucchero, aggiunse un pizzico di sale per conservare meglio il ghiaccio e perfezionò la consistenza delle creme. 

Poi il salto: Parigi. Nel 1674, lasciati gli studi, Procopio raggiunse la capitale francese, dove gli italiani erano già celebri per la loro maestria culinaria. La pronuncia del suo cognome in francese significa "coltelli" (couteaux) e così, come "Procopio de' Coltelli", sarà inteso dai francesi. Lavorò nel commercio delle nevi e nelle pasticcerie, forse anche accanto al leggendario Vatel. Nel 1686 rilevò una piccola caffetteria e la ribattezzò “Le Procope”. Nessuno poteva immaginare che quel locale, ancora oggi esistente, sarebbe diventato il primo caffè d’Europa e la prima gelateria moderna. 

Il successo fu immediato. Di fronte alla Comédie Française, il Procope divenne il salotto degli artisti e dei rivoluzionari. Voltaire, Balzac, Hugo, Robespierre, Diderot, D’Alembert, Napoleone, Franklin: tutti passarono da lì. Si racconta che sulle sue tovagliette siano nati i primi frammenti dell’Encyclopédie. E mentre Parigi si accendeva di idee, Procopio serviva granite, sorbetti, cioccolate, bevande alla cannella e al limone, e le prime vere creme di gelato.

Il suo talento non passò inosservato. Nel 1694 Luigi XIV - il Re Sole - gli concesse la prima “patente” ufficiale di gelataio, garantendogli il monopolio del gelato a Parigi. Un riconoscimento straordinario per un giovane partito dalla Sicilia con una macchinetta a manovella e un’intuizione geniale.

Procopio si sposò tre volte, ebbe tredici figli e lasciò loro un’eredità fatta di ricette, ingegno e spirito imprenditoriale. Ritiratosi nel 1717, continuò a inventare e perfezionare fino alla morte, avvenuta nel 1727, il giorno dopo il suo 76° compleanno, nella sua casa sul Boulevard Saint-Germain.

La sua storia è la prova che la creatività siciliana non conosce confini. Dalla neve dell’Etna ai boulevard parigini, Procopio portò nel mondo un’idea semplice e rivoluzionaria: trasformare un prodotto della natura in un’arte. E quell’arte, ancora oggi, si chiama gelato.

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