In occasione della Giornata Internazionale ONU contro ogni forma di discriminazione, che si è celebrata, come ogni anno, ieri 1° marzo, il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD) ha richiamato l’attenzione pubblica su una forma di discriminazione spesso sottovalutata ma che – storicamente – ha limitato una compiuta libertà di espressione dei cittadini e la naturale vitalità del patrimonio linguistico d’Italia: la discriminazione linguistica.
«La discriminazione linguistica – prosegue il Coordinamento – non è un concetto solo teorico: in Italia essa ha influito sulla mancata preservazione di un patrimonio linguistico di primo piano in Europa. Ha significato svalutare forme di espressione e una produzione letteraria e artistica correlata a milioni di cittadini che vivono in territori nei quali le lingue locali storiche sono una rilevante componente identitaria».
Lingue in declino: l’allarme di UNESCO e ISTAT
Molte lingue regionali italiane sono oggi classificate dall’UNESCO come “in pericolo”, mentre i dati ISTAT mostrano un calo costante dell’uso intergenerazionale. «Senza interventi concreti – avverte il CLIRD – diverse lingue italiane rischiano l’estinzione nel giro di due o tre generazioni. È un patrimonio culturale immenso che l’Italia non può permettersi di perdere. E i principi costituzionali impongono allo Stato di agire».
Una richiesta chiara: riconoscimento e tutela
Il CLIRD chiede che l’Italia si allinei agli standard europei e internazionali, riconoscendo pienamente il pluralismo linguistico del Paese. Tra le priorità indicate la più immediata dovrebbe riguardare la cessazione dell’uso del termine “dialetto” (o di altre espressioni simili) se si è di fronte a lingue distinte dall’italiano e pienamente riconosciute come tali dalla linguistica internazionale (n.d.r. tutte le lingue rappresentate dal CLIRD hanno un codice internazionale ISO che viene riconosciuto solo alle lingue).
Altre misure necessarie: riconoscimento giuridico delle lingue regionali non tutelate; programmi scolastici che valorizzino il plurilinguismo; sostegno alla ricerca linguistica; presenza nei media pubblici; misure per incentivare la produzione letteraria e artistica.
«É fondamentale riconoscere che l’Italia – conclude il Coordinamento – è una nazione plurilingue con un variegato patrimonio culturale immateriale che i linguisti di tutta Europa ci invidiano. Riconoscerlo non divide: arricchisce. La diversità linguistica d’ Italia è un valore aggiunto che va tutelato, non un problema da silenziare».
L’AUCLIS si unisce all’appello
Le Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana (AUCLIS) si uniscono all’appello del CLIRD. In una nota l’AUCLIS afferma che «In milioni di famiglie italiane le testimonianze aneddotiche dei nonni hanno portato in superficie uno spaccato storico che includeva una gamma variegata di metodi “anti-dialetto” usati dai maestri e dalle maestre dell’epoca: dalle frasi da riscrivere decine di volte, alle “orecchie d’asino”; dal sapone in bocca, alle ore in ginocchio per i “recidivi”; dai “faccia al muro”, alle classiche (e dolorose) “bacchettate” sulle nocche delle dita… Non è certamente mancata fantasia, per oltre un secolo, ai metodi “correttivi” per i bambini delle scuole d’Italia. Queste discriminazioni nei confronti delle lingue materne hanno contribuito notevolmente a limitare e ghettizzare il loro uso. Oggi è il momento di riconoscere quella ferita e di restituire dignità alle lingue che per troppo tempo sono state messe a tacere».

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