di Enzo Barone
Il mondo è avviato inesorabilmente verso una nuova era, l’era del transumanesimo. Per me è una certezza quasi apodittica. La Biennale d’arte di Venezia 2022 coltivava con voluta ambiguità, e in parecchie sue opere, questa idea.
Lo snodo è
cruciale, la transizione è epocale. Gli scienziati più avanzati sostengono che
siamo ad un punto decisivo nello sviluppo delle ricerche, un crogiuolo nel
quale sembrano per convergere, assimilandosi, settori per ora contigui dello
sviluppo tecnologico come la robotica, l’informatica, la medicina, le
neuroscienze, la biotecnologia, l’ingegneria. Tutti campi che negli ultimi anni
si sono sempre più approssimati fino a confluire in una scienza sola, uno
sviluppo solo, una iperscienza. Che esisterà per creare, per decidere cosa? con
quali finalità ultime? Nessuno degli scienziati può o vuole essere del tutto
chiaro per prudenza scientifica, e forse soprattutto, per la mancanza di una
visione filosofica, teleologica. Come spesso accaduto negli ultimi ottanta anni
di vertigine evolutiva scientifica.
L’arte è esattamente
e precisamente profetica nel rispondere a domande di senso di questo genere.
Direi di più: troppo spesso nel Novecento l’arte ha proposto visioni nitidissime
di ciò che lo sviluppo scientifico avrebbe potuto raggiungere ed ottenere nei
decenni o secoli a venire. Con una lucidità del tutto cosciente e razionale.
Si vedono da una parte gli sconvolgenti avanzamenti di coscientizzazione dell’IA, le avanzatissime ricerche di microbiologia molecolare, la generazione di cellule organiche, la genesi dei sistemi neuronali artificiali, l’altissimo livello della automazione, della interconnessione tra sistemi informatici e strutture biologiche. Tutto assieme, tutto adesso. E dall’altra invece la crisi irreversibile del nostro modello di sviluppo capitalistico e non, con la sua inarrestabile e funesta sete di consumo. L’apocalisse ecologica e tecnologica prossima ventura o persino il terrore di un’altra estinzione globale, quella della felicità prossima ventura?
Non so se ci sarà
spazio nel nostro futuro per l’uomo come entità puramente biologica. Credo che tra
cinquant’anni o cento anni – o forse prima – ci evolveremo; transiteremo in forme
transumane, iperumane, metaumane parte uomo, parte macchina; generati da
macchine e simili ad esse; evoluzioni appartenenti al genere umano e ad altri impensabili
e straordinari generi ancora ignoti e da decifrare. Diverremo sempre più
coscienza, ed un giorno puri esseri virtuali, puro pensiero.

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