domenica 18 ottobre 2026

Recensione del film "...che Dio perdona a tutti"

 


di Daniela Palumbo


"che Dio perdona a tutti" è il titolo di questo film di Pif all'apparenza leggero, dove sensualità e gola si uniscono in un connubio già noto alle pellicole cinematografiche di vario genere, e il tutto viene sublimato in una sfera pseudo religiosa che sfiora appena la dimensione autenticamente spirituale. 

Primissimi piani di dolci tipici siciliani, dal cannolo alla cassata, senza escludere la ben più nordica torta Savoia o lo "chou" dai chiari accenti francesi, segnano i momenti "cerniera" della narrazione che tutta si svolge tra il serio e il faceto, alternando forma e sostanza, amore che colpisce gli occhi e penetra nell'intimo e nel profondo ("folgorato", come San Paolo sulla via di Damasco, il protagonista della storia al primo incontro con Flora, al suo primo sguardo). L'estasi prodotta dagli zuccheri in quantità esorbitanti, richiamando alla memoria certa iconografia di matrice cristiana, da santa Teresa a san Sebastiano, si accompagna a visioni realistiche ancorché improbabili - il Santo Padre seduto nel salotto di casa - sviluppando il tema del doppio in maniera esilarante. Il papa "del popolo", presente in tante scene del film con chiari riferimenti a Bergoglio/papa Francesco, è chiaramente una proiezione della propria coscienza. Ovvero una fantasmagoria che ricorda la figura immaginaria del "monaciello" - variazione sul tema del bambinello Gesù - nella ben più visionaria opera di Sorrentino "È stata la mano di Dio" ("la mano de Dios"). È lo "spirito" dell'ateo, del non credente, che per amore accetta di avvicinarsi alla Fede, dapprima per compiacere lei, oggetto del proprio desiderio, poi per sentirsi degno di un sentimento autentico, vero, reale. Da qui, nella seconda parte della narrazione, il "dramma" conseguente alla scissione tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, in un'ottica troppo poco "umana" di coerenza, giustizia e "giustezza" talora eccessiva e fuorviante. Che finisce per mettere in crisi lavoro, amicizie e persino la relazione stessa con la donna. Il superamento di una tale scissione avviene attraverso l'amore; amore che trascende la "regola" pur cogliendone l'essenza più pura, secondo il messaggio dello stesso Bergoglio, cui il film rende omaggio. 

L'atmosfera fiabesca, delicata e lieve come un velo di zucchero, per restare in tema, solleva il racconto da una pesantezza didascalica che peraltro non appartiene all'autore, tenendo lontani, al tempo stesso, toni di comicità grossolana e fine a se stessa.

...che Dio perdona "a" tutti: reticente nella parte iniziale del celebre detto, il titolo volutamente riporta un errore grammaticale, frequente nell'uso dell'italiano regionale, ma carico di significati che forse non sempre si è in grado di cogliere: primo fra  tutti, l'apertura "a", "verso" l'altro; apertura che comporta lealtà nell'esercizio della verità, accoglienza concreta dei più deboli e tanto altro. Che poi è l'unico vero "mistero" e l'unico vero messaggio cristiano.

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