mercoledì 3 agosto 2011

dalle profondità di quinzio al saggio-zen laing



di guido monte







se i morti risorgeranno, ormai da troppo tempo l'ultimo papa si sarà già gettato dalla cima di san pietro... come il sangue mestruale imbrattato in un cartoncino che la paziente psichiatrica regalava ogni giorno al dottor laing, per ricordargli quando, tante vite fa, lui era stato lei

domenica 31 luglio 2011

Echi

di Francesca Saieva

Un veicolo sottile, nell’attimo in cui ciò che è prima adesso muore, e ciò che è dopo si ricongiunge. Così Psiche scrive la storia dei mondi, e l’Eterno unifica ciò che il Soffio ha animato.

Lichtung. Equivocabile prossimità di una città irreale. Oltre il ponte ciascuno lasci il suo nome (Schuré), lo stanco passo affondi nella neve. Quale voce? Ormai è tempo. E tra le pieghe di un ‘velo’ ondeggiano la vita e il vento, e silenziosa l’oscurità scende dal cielo.

In un tempo privo di cose esistenti l'uomo folle cerca, e la materna terra nutre l’essere tra lapilli di fuoco ed echi incomunicabili di luoghi invisibili. Tra orme sabbiose, fantasmi della memoria si lasciano avvicinare, ora che «l’origine è la meta» (Kraus).

venerdì 29 luglio 2011

Il titolo?...alla fine



di Enzo Barone

Un racconto si può far partire in cento modi. Il più delle volte hai in testa una storia, una storia che ti cattura e ti convince per la sua bontà, perché la costruzione della trama del racconto che hai in mente regge, sta in piedi bene: è l’intreccio che ti affascina di per se stesso, al di là dei fatti veri e propri che racconterai.
A volte invece è la densità umana, la forza del nucleo, di contenuto sociale, psicologico o drammatico che ti prende per la sua intensità, per l’urgenza dei contenuti. Altre volte sarà un episodio realmente accaduto, quasi bell’e pronto, che devi solo trasferire sul foglio o magari in qualche caso sarà una emozione, un sogno e via così.

lunedì 18 luglio 2011

genesis n.3

by guido monte


in principio
ādi, brahmānda –
prithivī, kham, ap,
uno dei seni sbocciati
aus Weltenweiten quem dixere chaos –
non è l’alef,
dopo una serie di oscuri universi
è l’ultima delle separazioni, beth,
degli oceani di cielo e terra
delle isole di cielo e terra

toh waboh
itihāsa, mūlāvydiā, war’a hawat toh waboh
d’un monde encore tout seul
d’un monde encore tout seul
che sente le doglie del parto

ombres noires ombre nere, tamas
sushupti
où nous sommes des otages de l’obscurité –
ora il Weltengeist enim scrutatur

etiam profunda in tenebris,
et toute chose est un coeur vide

dentro buio impenetrabile

soffio adya shakti, āpas
il soffio nell’aria immortale
intercede per ognuno rantolando
(bist du ber mir?)
aura intra aeterna caela

OM

giovedì 7 luglio 2011

Quando Franco Salvo insegnava al Liceo “Umberto I” di Palermo

di Rosario Ales

A tanti anni di distanza dagli esami di maturità del 1979 al liceo classico statale “Umberto I”, il ricordo della serena calma riflessiva del professore Salvo mi ha accompagnato per tutta la vita, per essere stato un modello come insegnante e un esempio di coerenza nella vita pratica degli ideali in cui credeva.
Spesso, durante le spiegazioni di storia, diceva che le idee camminano sulle gambe degli uomini.
Franco Salvo è stato, anzitutto, un maestro di laicità, e per maestro intendo colui che sa andare oltre la professionalità dell’ insegnamento specifico, che è capace di affrontare i problemi infondendo una visione della vita basata su valori etici.

domenica 3 luglio 2011

Onde anomale oltre le correnti del web: "Indignados"

di Francesca Saieva

Come può un movimento a-politico far 'politica'? o quanto meno cercare di modificare la politica? Forse un'onda anomala è capace di far questo. Così tra i tanti protagonisti di queste primavere delle piazze ci sono anche gli "indignados". Gli USA li hanno denominati "click activism" (una sorta di attivismo reticolare ne caratterizza il movimento). Uomini, donne, ragazzi non si appoggiano ad alcun partito, ma usano la rete come 'sede' trasversale che si adopera alla "co-produzione della cittadinanza", secondo pratiche attiviste al pronto click sul web.Un movimento dunque a tutti gli effetti, ma allo stesso tempo qualcosa di diverso. Negli anni '70 gli studenti, gli operai e le femministe portavano avanti insieme le loro idee misurando le rispettive esperienze; gli indignati, oggi, sono tanti, misurano ancora le loro esperienze, ma al di là di conflitti generazionali e lotte di classe, estranee a ideologie forti.

sabato 2 luglio 2011

L'animo sereno



di Daniela Palumbo











La scrittura migliore disconosce l'animo sereno.

Che significa? Vuole forse dire che scrivere, e scrivere bene, in modo da sedurre la mente ed entrare direttamente nel cuore di chi legge, magari lasciandovi una traccia indelebile, presuppone il germe di una sofferenza consumata in solitudine? Scrivere una "buona pagina" è forse cercare di sovrapporre significati intrisi di drammatica e singolare umanità a significanti logori e usurati, applicandovi bende pulite, nuove medicazioni?

E soprattutto, sarà vero che colui (o colei) che scrive mira a proiettare verso l'esterno il pensiero "malato", che lo ossessiona e lo affligge nel corpo e nello spirito, dando sfogo a un impulso (tanto maligno quanto liberatorio) di guarigione attraverso la condivisione e il "contagio"?

Chi potrebbe affermarlo con certezza... Forse il bisogno di tradurre in segni e trasmettere ad altri quanto ci abita dentro, nei momenti della prova, non necessariamente traduce l'ansia, il bisogno più o meno impellente, di trovare una cura; forse non è altro che il desiderio di occupare il tempo che ci separa dal traguardo (sarà il traguardo che davvero cerchiamo?), mentre partecipiamo al nostro prossimo, una per una, le vicende del nostro male. Così facendo, vengono scanditi, e insieme si accorciano, i giorni e le ore del ricovero. Così facendo si abbrevia il viaggio, e moltiplicando le soste si avverte più vicino il raggiungimento della meta.

E quando si recupera la casa, e finalmente l'animo si rasserena, come uno sfondo che non abbia più ombre da svelare, forse ci si accorge con rammarico di non avere da dire molto altro.

Così anch'io?

venerdì 24 giugno 2011

come in un sogno (vergil, dante, blake)

blending by guido monte


svapna sthāna, as if a dream
(vergil aen. VI, 893-898; dante inf. XXXIV, 139; blake thel, thel’s motto)

like a reflection in a glass,
like shadows in the water like dreams of infants
like a smile upon an infant’s face
sunt geminae Somni portae
quarum altera fertur cornea
quae veris facilis datur exitus umbris
altera candenti
perfecta nitens elephanto
sed falsa ad caelum mittunt
insomnia Manes...
his ubi tum natum Anchises
unaque Sibyllam prosequitur dictis
portaque emittit eburna

two are the ways to Dream;
the horny door lets real shades easily go out
and, through the bright ivory leaf,
Manes send lying dreams to the world…
Still talking, Anchises to the latter leads
his son, Sibyl, and lets them pass.


thereby we went out to see the stars
e quindi uscimmo a riveder le stelle





giovedì 23 giugno 2011

Le Banche dichiarano guerra al denaro contante: cerchiamo di capirne di più



di Massimo Costa*
*(docente di Economia Aziendale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Palermo)

Leggo su La Repubblica del 20 giugno scorso un bell'articolo sul No Cash Day: un'iniziativa promozionale nella quale tutti gli aderenti cercano di usare, almeno per un giorno, strumenti di pagamento elettronico (carte di credito, di debito, bancomat) e di non usare il portafoglio con banconote e monetine.
L'articolo, giustamente, evidenzia tutti i limiti del buon vecchio denaro circolante. In sintesi:
- è costoso, anche se nessuno parla del costo della tenuta dei conti correnti bancari;
- è poco pratico,
- è a rischio di essere smarrito o derubato;
- è sporco (non nel senso morale, ma perché sarebbe portatore di terribili batteri, di cocaina, etc...);
- favorisce l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco (questa volta nel senso morale);
- e soprattutto è antiquato.

I falsi indignati, le forchette ro...sse, fanno le prime ammissioni.



di Fonso Genchi

E' passata solo qualche settimana dalla nostra denuncia (del 5 giugno) sulla poco chiara operazione "Forchette rotte/sse" ed iniziano ad esserci le prime novità e le prime ammissioni.
Innanzitutto c'è da dire che non eravamo stati i soli ad accorgerci delle dichiarazioni di Davide Faraone su "La Repubblica" dello scorso 3 giugno ed a fare uno più uno. Marcello Capetta, di "Muovi Palermo", ci aveva aperto gli occhi con un post su facebook. Ma anche Rosalio, il giorno dopo il nostro articolo, aveva avanzato questa ipotesi (Davide Faraone dietro la "trovata"), in forza del fatto che la grafica delle cartoline delle Forchette era simile a quella dello "Strappo", campagna e blog di Davide Faraone. Il 13 giugno avevamo pubblicato il nostro articolo, leggermente modificato nella parte finale anche in seguito all'annunciata adunata delle Forchette, sul Grillo di Palermo.
Ma già il 3 giugno il settimanale Centonove sosteneva che l'idea era "unʼarma straordinaria per ottenere (e vincere) le primarie per la sindacatura di Palermo" (si parlava, ovviamente, di Faraone); Centonove smascherava anche "Mauro", la voce delle Forchette, troppo simile a quella dell'esperto della comunicazione di Davide Faraone, Simone Di Stefano.

venerdì 17 giugno 2011

pensieri sull'Ade

commento ai versi “insegnare” di Guido Monte
di Francesca Saieva
Sfuggente miraggio nel tempo e nello spazio, la memoria trova identità fuori da me stesso, perchè in interiore “nomine” habitat veritas.
Nella gratitudine di colui che "volò per un nuovo cammino", attraverso porte del sonno, interrogo la notte/veglia: "chi è quell'uomo?", le sue fauci rispondono "è quello che è", proiezione/tensione di un sogno, enigma decifrato di una realtà trasfigurata.
Responsi su foglie da troppo tempo autunnali, e una voce di donna, che dischiude l'eterna tenebra. I fati cosa diranno questa volta? E tu cosa chiederai? è forse dunque tutta una bugia?
Ho visto un ramo. L'ho chiamato essere umano. Ramo tra i rami, lamina d'oro, "occhio delle stelle", baleno nell'infranta promessa, spina nel mio fianco.
Una grande porta apriva strade dimenticate. Rivoli di una pozzanghera sugli anfratti sotterranei. Anime assetate vedo migrare nella pianura del Lete, nell'"orfico oblio", nel superamento dell'inganno. Chi e cosa guiderà il cammino? una rinascita annunciata... "lamelle", dono-guida per raggiungere le "sacre praterie" sfuggenti al palmo di Ade...
Un pianto salvifico irrora la nuda terra. Oltre il silenzio: noi, soffi accennati di un assopito dolore. Ineluttabilità del destino. Anime interrate, memorie affiorano...
Quale la colpa? di chi l'offesa? Fiori malati questi miei occhi, queste mie labbra, questo mio corpo. Vivono di riflessi dentro uno specchio.
Immagini distorte si sovrappongono, sbiaditi occhi s'interrogano. Maledetti siano gli specchi? Bisogna che io corra sul muro… ma non è ancora la fine,
fiamma ardente guida il cammino: nuove le identiche forme.

insegnare



by guido monte


volare through a different way
e tutto il tempo è dentro di me
e quasi mi si strappano le radici
che congelano la paura
nel sangue ancestrale.
ma ora il caldo è forte,
attingo al fiume
e non ricordo più nulla.
tohu wabohu
deserto vuoto
di nuda terra;
ma ancora voglio
insegnarvi il respiro,
farvi sentire il soffio
delle anime interrate...
seme perduto
di tempi dimenticati, e
solo i gemiti
per riconoscerci
tra vivi e morti
tra esseri gemelli
anche se di età
troppo lontane







giovedì 9 giugno 2011

babbeln (altro blending: vergil+me)


by guido monte

il puer novus di virgilio
e la mia voce incerta... "babae, babae!"
diceva trimalchione; ma ora viene l'ultimo tempo,
ritornano i Saturnia regna
(einu sinni enn sólin skín, afturkoma),
l'ultima era, se il sole sorgerà ancora
(et la lumière luit dans the darkness)
e rivedremo il child now coming into the world -
(the light shines over the darkness again)
l'hederas passim con colocasia e acanto,
le caprette con il petto gonfio di latte
(khob, no ké resid bé bâzâr kohné shavad delâzâr)

doni:
clinging ivy, helicrysum,
lotus and smiling acanthus…
turgid milky dugs
the goats bring back to the fold
and no feared
the big lions are to be any more
(when the new is in, the old is out)

la luz, no pueden sofocarla
the snake disappears and
no reason for existence has
the deceitful poisonous grass.
the light, indeed, that can’t be off

«róba, pródajeteli?» «né,dósta».
when the time has made you a man,
the helmsman, withdrawn from the sea
his pinewood ship,
leaves the trade routes,
each land capable to produce
the necessities by itself
(“do you sell goods?”
“no, that’s enough!”)

le parche invitano questo tempo
ad affrettarsi (dixerunt saeculo: mahlip)
speed up these times
whispered the parcae,
in step with the will of fate
(the new age was asked a change)
iau, atti, attunu, mamma, mala bašû
and now look at the world,
the earth, the sea, the deep sky,
everything relieved by the newborn time
(everybody, everything, you... i...
all that exists)

Glaucopide


di Enzo Barone

Il silenzio
era lo spartito necessario
della tua essenza di donna,
ma credi era falso
l’amico che diceva, stilnovista,
il sole oscurarsi alla tua vista.

A mille miglia da allora
rovisto nell’astrazione
nella quale soltanto
dovresti manifestarti
alle umane fatiche
o Glaucopide,
rovisto
tra le parole amiche
che non voglio presto spetalite
o che divengano rari papaveri di campo,
rovisto tra
parole che non so
se mai furono carne della mia.

Siano sostanziali a questi etiliche idiozie
verdi, soavi, precarie sere equinoziali
irredente d’una antichissima passione
in quest’aria che si è fatta incanto
nel mistero delle zagare,
tra braccia tragiche di ulivi saraceni.

Davvero ecco che in quest’istante
potrei attendermi
che da un attimo all’altro
venga strappata,
Glaucopide,
o rapita in un unico segno
nel cielo metafisico degli inquitanti contemplatori.

Anche l’indifferenza di sparviero,
ineffabile nel volo,
traccia nel cielo
rotte già solcate
da anatre migranti
al tepore.